modello non può essere compreso da lutti allo stesso modo. Bisogna dunque utilizzare tutta la ricchezza delle corrispondenze tra modelli africani. Da un punto di vista « europeo » si tratterà non soltanto di traduzione di modelli, ma anche di tutto il problema dei simbolismi Bisognerà, nella misura in cui il film e-sprime dei modelli africani, che una « chiave » dei simboli africani possa essere fornita al soggetto- ricettore. Nel film etnologico questa esigenza è soddisfatta dal commento introduttivo e dalle spiegazioni che inquadrano uomini e fatti nel loro contesto sociologico. Questo non è il caso del film commerciale. Solleviamo infine un altro problema assai importante, quello dello spazio e del tempo-, sarebbe interessante vedere come le concezioni africane dello spazio e del tempo possono trovare il loro modo originale d’inserzione nel nuovo cinema. Aggiungiamo qualche proposta. La prima consisterebbe nel tracciare degli spaccati sociologici (la famiglia, il gruppo). Si potrà studiare un dato fenomeno in condizioni e circostanze precise. La seconda consisterebbe nel tentare delle ricostruzioni per mezzo del racconto autobiografico di un personaggio che narra la sua storia, le sue vicissitudini, i suoi scacchi. Il materiale di cui disponiamo in questo caso è abbondante. D’altra parte le condizioni di successo di questa programmazione dipendono dalla decolonizzazione anzitutto del cinema occidentale che si rivolge agli Africani e parla di loro. Poi autodecolonizzazione degli Africani stessi che, bisogna dirlo, sono complici dell’inatteso successo di certi modelli. Non è sufficiente che la decolonizzazione politica sia interessante per i modi d'espressione tanto dell’antico colonizzatore quanto dell’antico colonizzato. Si potrebbe paradossalmente aggiungere che la personalità dell’antico colonizzato, nella misura in cui non ha sentito una « catarsi », resta l’ultimo rifugio dei modelli dell'antico sistema. Bisognerà dunque che l’Africano che s’interessa al cinema sia più cauto del suo collega europeo, egli deve operare una « decantazione » della sua personalità. Ma questa operazione sarà facilitata se si prende sufficientemente coscienza di quella che dovrebbe essere la funzione del cinema: vale a dire informare, insegnare, distrarre e compiere un’opera di cultura. La nuova tecnica cinematografica non deve soltanto filmare e registrare. Bisogna che l’intelligenza del realizzatore sappia combinare le risorse africane del suono, della immagine e del simbolo. Perché se il cinema non ci presentasse che immagini e suoni, esporrebbe l’Africa al pericolo di una degenerazione folcloristica. Non basta, per essere autentici ed eesprime-re la « vera » Africa, dimenarsi al suono di qualche tam-tam. Il semplicismo nell’arte ne svaluta l'oggetto. Noi ci congratuliamo con quanti senza attendere consigli e grandi mezzi si sono lanciati nella difficile strada del cinema africano. Ferdinand N’SOUGAN AGBLEMAGNON Sociologo del Togo (per cortese concessione di « Présence Africaine ») © CONCESSIONARIA PER MANTOVA E PROVINCIA FILIPPINI - AUTO © VENDITA RICAMBI ASSISTENZA Via Montanara e Curtatone, 58 - Tel. 29696 - 29697 - Mantova 73