Eugenio Camerlenghi Per uno studio delle condizioni della cultura nelle campagne Uno studio inteso ad approfondire la conoscenza delle forme e degli orientamenti di una attività culturale nelle campagne dovrebbe, in primo luogo, astenersi dalle generalizzazioni. A ben vedere, con il termine di « campagna » si viene a definire un ambiente in cui vive ed opera un’umanità non meno composita, stratificata, contraddittoria che altrove; anzi, per non pochi aspetti, più complessa e articolata di quanto avviene di osservare nei centri urbani che costituiscono la « città ». Né, ancora, sembra possibile classificare con il termine « campagna » una realtà facilmente distinguibile da quella della « città », ma si deve piuttosto riconoscere che i legami tra questa e quella rimangono molteplici, che non esiste di fatto una soluzione di continuità fra il tessuto sociale dell'una e dell’altra, essendo entrambe facce di una società, di un « sistema », omogenei ed unitari quanto forse non si ebbero mai nella storia, aspetti diversi di un medesimo travaglio, campi nei quali si manifesta una evoluzione collettiva verso forme più avanzate di organizzazione sociale, economica, politica, quindi culturale. Ci si dovrà limitare, insomma, ad attribuire al termine « campagna » poco più che il senso di una mera delimitazione topografica: per « cultura nelle campagne » si intenderà, dunque, ogni espressione spontanea od organizzata di tipo intellettuale che è dato di osservare nelle aree extraurbane. Il che non esclude, evidentemente, interessi per lo studio della vita culturale nelle campagne che vadano ben al di là di quelli geografici. Le aree extraurbane hanno, senza dubbio, aspetti e problemi comuni e particolari sotto il profilo culturale. A partire dalla scuola. La situazione dei servizi scolastici nei comuni di campagna è abbastanza largamente nota per non aver bisogno di soverchie descrizioni. Si renderebbe piuttosto necessaria una rappresentazione statisticamente e tecnicamente esatta, da servire per interventi della pubblica amministrazione meno episodici, più ragionati e «globali» di quel che oggi accade(1). Le carenze scolastiche delle campagne partono dai livelli più bassi (scuola materna, scuola elementare) e accompagnano il cittadino man mano sale, se può, i gradini dell’istruzione. Sono dapprima i fabbricati inospitali e disadatti, gli insegnanti scarsi di numero e poco aggiornati; vengono poi la mancanza degli istituti per la prosecuzione degli studi e la difficoltà dei trasporti per raggiungere le sedi disponibili più vicine. Si determina qui uno dei più gravi declassamenti dell’utente culturale delle campagne rispetto al suo collega delle città: fin dalla scuola si stabilisce una inferiorità che da geografica si fa sociale. Quando lo studente « di campagna » arriverà nell’istituto cittadino si vedrà, non di rado, concentrato in « sezioni » apposite, dove il numero dei docenti sarà completato dopo diverse settimane dall’inizio delle lezioni, e non dai migliori, dove gli orari scolastici non tengono quasi mai conto di quelli ferroviari e automobilistici. Egli diventerà per tutti gli otto mesi di scuola una specie di accaldato ambulante, eternamente affannato a non perdere treni e corriere, ad anticipare la chiusura del portone 77