di giovani in tutta la zona e protagonista di primo piano di uno tra gli episodi più significativi della storia culturale italiana di questi anni: il « Nuovo canzoniere Italiano ». Il gruppo dei piadenesi rappresenta un episodio singolare, nel quadro della cultura nelle campagne, perchè non solo volge il proprio interesse ad una condizione umana locale normalmente ignorata dalla cultura consueta, non solo cerca di farsene interprete, ma arriva ad essere espressione diretta di quella parte della popolazione extraurbana i cui figli abbiamo visto fermarsi, salvo le eccezioni, alla scuola elementare: l’ambiente degli operai, degli artigiani, dei minuti commercianti, dei contadini. Una formazione sociale tutt’altro che omogenea, di cui sarebbe interessante ed utile poter studiare le differenziazioni, e non solo sul piano della cultura, che tuttavia si mostra più o meno uniforme nella indifferenza per le idee, i fatti, le manifestazioni che commuovono i giovani e i meno giovani animatori dei circoli culturali. Se è vero che a quelli dei componenti di questi ceti popolari che risiedono nei principali centri abitati dovrebbero offrirsi piii numerose occasioni di informazione e di partecipazione a manifestazioni di un certo impegno intellettuale, anche se la diffusione massiva dei mezzi di trasporto individuali ha di molto attenuato il classico isolamento contadino, specie per le classi giovani, non appare che questo abbia costituito, in generale, stimolo per l’affermazione di una qualsiasi attività culturale. La partecipazione di questi ceti alla vita collettiva si solleva piuttosto scarsamente dai piccoli fatti della vita locale, per rivolgersi a problemi di carattere generale, per aprirsi ai grandi temi del divenire amministrativo, economico, culturale, politico. E normale che in un comune di piccola o media dimensione (fino a 5.000 abitanti) della provincia di Mantova si trovi una sola rivendita di giornali, nel capoluogo. Anche la distribuzione a domicilio si limita al centro abitato. Le copie vendute, tanto per i quotidiani che per i periodici di vario genere, sono largamente sproporzionate rispetto al numero dei nuclei familiari (4). Anche attribuendo una certa efficacia agli scambi e, limitatamente ai giornali politici, agli abbonamenti è difficile pensare che non sia solo una ristretta minoranza a dedicare una parte del proprio tempo a qualche forma di lettura, quindi a seguire quei temi, ad aggiornarsi su quanto avviene fuori dal borgo. Inutile parlare di librerie, di cui esistono fuori del capoluogo provinciale solo rarissimi esempi, perlopiù come attività secondaria e trascurata di cartolai e giornalai (5). Né le biblioteche, là dove esistono, sembrano godere di maggior successo. Queste istituzioni, che pure ebbero diffusione nelle campagne e destarono vari interessi nei primi decenni del '900 appaiono oggi, ove esistono, disertate (6); una indagine sistematica potrebbe accertare che gli enti locali e le istituzioni cui spetterebbe di promuoverne lo sviluppo vi dedicano nessuna o scarsissima attenzione. Più diffuso l'interesse per i moderni mezzi di comunicazione di massa, cinema e televisione in primo luogo, che raccolgono notevoli adesioni, specie tra i più giovani (7). Ma in generale il consumatore di questi tipi di spettacolo non sa raccogliere che gli elementi di pura evasione da essi offerti; in ciò aiutato, certamente, dalla cura che programmisti radio-tv e cinenoleggiatori mettono nel-l’evitare ogni miglioramento della qualità dei loro prodotti, specie quando si tratti di servire le zone rurali (8). Le stesse piccole iniziative filodrammatiche, insolitamente numerose e tenaci, forse perchè residua espressione di una antica, tradizionale vocazione al teatro, sempre coltivata nei secoli scorsi tra le popolazioni padane, circoscrivono la loro attività estemporanea alle semplici farse paesane, ai pochi testi dialettali correnti, uniformi nella loro grossolana e risaputa comicità, a volte anche presentando lavori originali, scritti per l’occasione da ingenui e rozzi autori-attori del luogo, ma sempre ugualmente impegnati alla ricerca dei motivi di una pura forma di evasione e « divertimento » fine a se stesso. Ciò che rimane a disposizione degli abitanti delle zone extraurbane, per quello che vien detto, con termine in voga, il « tempo libero » è il caffè, il gioco, l'ozio all'osteria o sulla porta di casa, per gli anziani, poco più, il ballo, la ragazza, per i giovani (9). Un quadro, cioè, dove non solo la cultura entra assai poco, ma la stessa informazione, le mode, il collegamento con i bisogni imposti dalla moderna società dei consumi arrivano in ritardo, a fatica, filtrati insieme da antiche prevenzioni e moderne limitazioni materiali, quanto meno per quanto riguarda la cultura (10). Vi è, insomma, un vuoto che caratterizza pressoché interamente le campagne e 79