Jaques Derrida La struttura, il segno e il gioco nel discorso delle scienze umane Può darsi che ci sia stato nella storia del concetto di struttura qualche cosa che si potrebbe definire un « avvenimento », se questa parola non fosse caricata di un senso che l’esigenza strutturale -o strutturalista- ha giustamente la funzione di ridurre o di sospettare. Diciamo tuttavia un « avvenimento » e prendiamo questa parola con precauzione, tra virgolette. Quale sarebbe dunque questo avvenimento? Esso avrebbe la forma esterna di una rottura e d’un raddoppiamento. Sarebbe facile dimostrare che il concetto di struttura e perfino la parola struttura hanno l’età della « episteme », vale a dire nello stesso tempo della scienza e della filosofia occidentali, e che affondano le loro radici nel suolo del linguaggio comune, al fondo del quale Yepistéme va a raccoglierli per ricondurli a sè in uno spostamento metaforico. Tuttavia, fino all’avve-nimento che vorrei individuare, la struttura, o piuttosto la strutturalità della struttura, sebbene sia sempre stata operante, si è sempre trovata neutralizzata, ridotta : da un gesto che consisteva nel donarle un centro, nel rapportarla ad un luogo di presenza, ad una origine fissa. Questo centro aveva la funzione non solo di orientare ed equilibrare, di organizzare la struttura -non si può infatti pensare una struttura non organizzata- ma soprattutto di far in modo che il principio di organizzazione della struttura limitasse ciò che potremmo chiamare il gioco della struttura. Senza dubbio il centro di una struttura, orientando e organizzando la coerenza del sistema, permette il gioco degli elementi all’interno della forma totale. E ancora oggi una struttura priva di ogni centro rappresenta l’impensabile per eccellenza. Tuttavia il centro arresta anche il gioco che esso apre e rende possibile. In quanto centro esso è il punto in cui la sostituzione dei contenuti, degli elementi, dei termini, non è più possibile. Al centro, la permutazione e la trasformazione degli elementi (che possono essere del resto delle strutture comprese entro una struttura) è vietata. Almeno essa è sempre stata vietata (e uso tale parola di proposito). Dunque si è sempre pensato che il centro, che per definizione è unico, costituisse proprio ciò che, dominando la struttura, sfugge alla strutturalità. Questo perchè, per un concetto classico della struttura, il centro può essere detto, in maniera paradossale, dentro la struttura e fuori della struttura. Esso è al centro della totalità e tuttavia, poiché il ¡centro non le appartiene, la totalità ha il suo centro in un altro luogo. Il centro i^oln è il centro. Il concetto di struttura centrata -quantunque rappresenti la coerenza stessa, la condizione dell 'episteme come filosofìa o come 3