di «ignificato trascendentale estende all’infinito il campo e il gioco della significazione. Dove e come si produce questo « decentramento » come pensiero della strutturalità della struttura? Per designarlo sarebbe abbastanza ingenuo riferirsi a un avvenimanto, a una dottrina o al nome di un autore. Questo fenomeno appartiene senza dubbio alla totalità di un’epoca, che è la nostra, ma si è sempre preannuncìato. Se si volesse nondimeno, a titolo indicativo, scegliere qualche « nome proprio » ed evocare gli autori dei discorsi nei quali questo fenomeno si è verificato nella sua formulazione più radicale, bisognerebbe senza dubbio citare la critica nietzschiana della metafisica, dei concetti di essere e di verità ai quali vengono sostituiti i concetti del gioco, d’interpretazione e di segno (di segtno senza verità presente); la critica freudiana della presenza a sé stesso, cioè della coscienza, del soggetto!, delFidentità con sé stesso, della prossimità o della proprietà di sé stesso, e più radicalmente ancora la distruzione heideggeriana della metafisica, dell’onto-teologia, della determinazione dell’essere come presenza. Ora tutti questi discorsi distruttori e tutti quelli analoghi sono presi in una sorta di cerchio. Tale cerchio è unico e descrive la forma del rapporto tra la storia della metafisica e la distruzione della storia della metafisica : non ha alcun senso servirsi dei concetti della metafisica per distruggere la metafisica; non possediamo alcun linguaggio, alcuna sintassi e alcun lessico che sia estraneo a questa storia ; non possiamo enunciare alcuna proposizione distruttrice che non abbia già dovuto insinuarsi nella forma, nella logica e nei postulati impliciti di ciò che vorrebbe contestare. Per fare un esempio tra tutti: è con l’aiuto del concetto di segno che si frantuma la metafisica della presenza. Ma a partire dal momento in cui si vuole cosi dimostrare, come ho suggerito poco fa, che non esistono significati trascendentali e privilegiati e che il campo o il gioco della significazione non ha quindi più alcun limite, si dovrebbe -ma è ciò che non si può fare- rifiutare perfino il concetto e il vocabolo di segno. Perchè la significazione «segno» è stata sempre compresa e determinata nel suo senso come segno-di, significante che rinvia ad un significato, significante diverso dal suo significato. Se si cancella la differenza radicale tra significante e significato, è il termine stesso di significante che bisognerebbe abbandonare come concetto metafisico. Quando Lévi-Strauss nella prefazione a II crudo e il cotto dice che egli ha « cercato di trascendere l’opposizione del sensibile e dell’intelleggibile collocando (si) di primo acchito al livello dei segni », la necessità, l’energia e la legittimità del suo gesto non possono farci dimenticare ohe il concetto di segno non può in sé stesso superare questa opposizione tra sensibile e intelleggibile. Esso è determinato da questa 'opposizione : globalmente e attraverso la totalità della sua storia. Non ha vissuto che di essa e del suo sistema. Ma noi non possiamo liberarci del concetto di segno, non possiamo rinunciare a questa complicità metafisica senza rinunciare nello stesso tempo al lavoro critico che dirigiamo contro di essa, senza rischiare di cancellare la differenza) nell’identità con sé stesso di un significato che riduce in sé il suo significato, oppure che lo espelle semplicemente fuori di sé. Il che in fondo è la stessa cosa. Poiché vi sono due maniere eterogenee di cancellale la differenza tra significante e significato ; una, quella classica, consiste nel ridurre o derivare il significante, vale a dire nel sottomettere finalmente il segno al pensiero; l’altra, quella che noi dirigiamo qui contro la precedente, consiste 5