cessane alla di-costruzione (de-construction) di quella stessa eredità. Problema di economia e di strategia. Se noi consideriamo adesso, per esempio, i testi di Claude Lévi-Strauss, non è soltanto a causa della posizione di privilegio che gode attualmente Petrologia tra le scienze umane, e neppure perchè siamo in presenza di un pensiero che ha un forte peso sulla congiuntura teorica contemporanea. E' soprattutto perchè nell’opera di Lévi-Strauss è stata compiuta una certa scelta ed è stata elaborata una certa dottrina, in maniera più o meno esplicita, relativa a questa critica del linguaggio e a questo linguaggio critico nelle scienze umane. Per seguire questo movimento nell’opera di Lévi-Strauss, scegliamo, come filo conduttore tra gl altri, l’opposizione natura/cultura. Nonostante tutti i suoi ringiovanimenti e tutti i suoi fronzoli, questa opposizione è congenita alla filosofia. E’ perfino più antica di Platone. Ha almeno l’età della sofistica. Dopo l’opposizione physis/nómos, physis/téchne, essa è stata sostituita fino ai giorni nostri da tutta una concatenazione storica di opposizioni non solo alla legge o all’istituzione, all’arte o alla tecnica, ma alla libertà, all’arbitrio, alla storia, alla società, allo spirito, ecc. Ora fin dall’inizio della sua ricerca e del suo primo libro*, Lévi-Strauss ha approvato nello stesso tempo la necessità di utilizzare tale opposizione e l’impossibilità di fare affidamento su di essa. In « Structures » egli parte da questa assioma o da questa definizione : appartiene alla natura ciò che è universale e spontaneo, senza dipendere da nessuna cultura particolare e da nessuna norma determinata. Appartiene invece alla cultura ciò che dipende da un sistema di norme che regolano la società e possono dunque variare da una struttura sociale all’altra. Queste due definizioni sono del tipo tradizionale. Ora, fin dalle prime pagi me e di « Structures », Lévi-Strauss che ha iniziato a dar credito a questi concetti, s’iinbatte in ciò che egli chiama uno scandalo, vale a dire in qualche cosa che non tollera più l’opposizione natura/cultura così ricevuta e sembra richiedere nello stesso tempo i predicati della natura e quelli della cultura. Questo scandalo è costituito dalla proibizione dell’incesto. La proibizione dell'incesto è universale: in lai senso si potrebbe definire come naturale; ma essa è anche una proibizione, un sistema di norme e di interdizioni -e in tal caso si dovrebbe considerarla come culturale. « Supponiamo dunque che tutto ciò che è universale, nell’uomo, dipende dall’ordine della natura ed è caratterizzato dalla spontaneità, che tutto ciò che è vincolato a una norma appartiene alla cultura e presenta gli attributi del relativo e del particolare. Noi ci troviamo allora di fronte ad un fatto o piuttosto ad un insieme di fatti che lia tutte le Caratteristiche, alla luce delle definizioni, per apparire come un vero e proprio scandalo : poiché la proibizione dell’incesto presenta senza il minimo equivoco, e indissolubilmente riuniti i due caratteri in cui abbiamo riconosciuto gli attributi contradditori dei due ordini esclusivi: essa costituisce una regola, ma una regola che, unica tra tutte le regole sociali, possiede nello stesso tempo carattere di universalità» (p.9). *Les Structures ''élémentaires de la parenté. Paris: Presses Universitaires de Franre 1949. 7