sempre fedele a questa doppia intenzione : conservare come strumento di lavoro ciò di cui mette in discussione il valore di verità. Da una parte egli continuerà infatti a contestare il valore dell’opposizione natura/cultura. Più di tredici anni dopo «Siruciures», «Il pensiero selvaggio» fa fedelmente eco al testo che sto per proporvi : « L’opposizione tra natura e cultura, sulla quale abbiamo in passato insistito, ci sembra oggi offrire un valore soprattutto metodologico ». Si potrebbe dire, se oggi non si provasse una certa diffidenza nei confronti di questa nozione, che questo valore metodo-logico non è toccalo dal non-valore ontologico. « Non sarebbe sufficiente oontinua Lévi-Strauss- avere riassorbito talune umanità particolari in una umanità generale: questo fatto pregiudiziale ne trascina altri... die costituiranno la problematica futura delle scienze esatte e naturali : reintegrare la cultura nella natura, e da ultimo la vita nell'insieme delle sue condizioni fisio-chimiche » (p.327). D’altra parte, sempre in « Il pensiero selvaggio », Lévi-Strauss presenta sotto il nome di bricolage quel che si potrebbe definire il ’discorso’ su questo metodo. Bricoleur, dice Lévi-Strauss, è colui che utilizza les moyens du bord, vale a dire gli strumenti che trova intorno a lui, gli strumenti che sono già lì, che non erano stati strettamente concepiti per quella determinata operazione e a cui ci si sforza di adattarli attraverso una serie successiva di tentativi, senza esitare a cambiarli tutte le volte che questo appaia necessario, a provarne parecchi alla volta, anche se la loro origine e la loro forma risultano eterogenei ecc. Esiste dunque una critica del linguaggio nella forma del bricolage e si è perfino giunti a dire che lo stesso linguaggio critico è bricolage, particolarmente quello della critica letteraria : e alludo qui al testo di G. Genette « Structuralisme et critique littéraire », pubblicato su «.L'Arem in omaggio a Lévi- Strauss, do*ve vien detto che l’analisi levystraussiana del bricolage poteva essere applicata quasi parola per parola alla critica, e particolarmente alla critica letteraria. Se si chiama bricolage la necessità di prendere a prestito i concetti dal contesto di un’eredità più o meno coerente o disgregata, si può dire che ogni discorso è del genere bricoleur. L’ingegnere, che Lévi-Strauss oppone al bricoleur, dovrebbe costruire da sè la totalità del suo linguaggio, dalla fintassi al lessico. In questo senso l’ingegnere è un mito : un soggetto che fosse l’origine assoluta del proprio discorso e lo costruisse pietra su pietra, ingranaggio su ingranaggio, sarebbe il creatore della parola, la parola stessa. 11 concetto dell’ingegnere che avrebbe rotto con ogni tipo di bricolage è dunque un concetto teologico; e poiché Lévi-Strauss ci ha detto altrove che il bricolage è mitopoietico, c’è da credere che l’ingegnere sia un mito prodotto dal bricoleur. Nel momento in cui si cessa di credere a tale tipo di ingegnere e a tale tipo di discorso che rompe con la recezione storica; nel momento stesso in cui si viene ad ammettere che ogni discorso finito è attinto a un certo bricolage ; che l’ingegnere e il sapiente sono delle specie di bricoleurs, ne consegue che l’idea stessa di bricolage è minacciata, in quanto viene a mancare la contrapposizione all’intemo della quale il concetto di bricolage veniva ad acquistare senso. 9