pretesa trasgressione della filosofia in un errore non-contemplato all’interno del campo filosofico. L’empirismo sarebbe il genere di cui questi errori sono sempre la specie. I concetti translilosofici si trasformerebbero in ingenuità filosofiche. Sarebbe possibile mostrare questo pericolo in parecchi casi per es. concetti di segno, di storia, di verità, ecc. Liò che voglio sottolineare è solamente che il superamento della filosofia n«n consiste nel chiudere con la pagina della filosofia (il che conduce molto spesso a mal filosofare) ma nel continuare a leggere i filosofi m un certo modo, fi rischio di cui parlo, Lévi-Strauss lo corre sempre, ed esso costituisce il prezzo della sua audacia. Ho già detto che l’empiusmo è fa matrice di tutti gli errori che insidianlo un tipo di discorso il quale, particolarmente in Levi-Strauss, continua a dirsi scientifico. Ora se noi volessimo analizzare a fondo il problema dell’empirismo e dei bricolage, giungeremmo senza dubbi» subito a delle proposizioni dei tutto contraddittorie per quanto riguarda io statuto del discorso nella etnologia strutturale. Da una parte io strutturalismo si pone giustamente come la critica stessa dell empirismo. D'altra parte non c’è un libro o uno studio di Lévi-Strauss che non si proponga come un saggio empirico che altre informazioni potrebbero sempre completare o mettere in crisi. Gli schemi strutturali son)oi sempre proposti come delle ipotesi che derivano da un numero finito di informazioni da sottoporre affa prova deUesperienza. Si potrebbe citare cento testi per chiarire questo duplice postulato. Ma rivolgiamoci ancora a l'ouverture di II crudo e il cotto, dove risulta chiaro che se questo* postulato è doppio, ciò dipende dal latto che si tratta qui di un linguaggio sul linguaggio : « 1 critici che ci rimproverassero di non aver proceduto a un inventario esaustivo dei miti sud-americani prima di analizzarli, cadrebbero in una grave contraddizione circa la natura e la funzione di questi documenti. L'insieme dei miti di una popoiazione appartiene all’ordine del discorso. A meno che una popolazione non si estingua tisicamente o moralmente, questo insieme non e mai chiuso. Pertanto sarebbe come se si rimproverasse ad un linguista di scrivere la grammatica di uma lingua senza aver registrato la totalità delle parole che sono state pronunciate daccfie questa lingua esiste, e senza conoscere gli scambi verbali che avranno luogo per tutto il tempo i(n cui essa esisterà. L esperienza prova che un numero di frasi insignificanti... permette al linguista stesso di elaborare ujna grammatica delle lingua studiata. Eppure una grammatica parziale, o un abbozzo di grammatica, rappresentano acquisizioni preziose se si tratta di lingue sconosciute. Per manifestarsi, la sintassi non aspetta che una serie teoricamente illimitata di eventi abbiano potuto essere censiti, poiché essa consiste nel norpo di regole che presiede alla loro produzione. Orbene, è proprio una sintassi della mitologia sud americana che abbiamo voluto abbozzare, fi talto die nuovi testi vengano ad arricchire ìf discorso mitico, costituirà l’occasione per controllare o modificare il modo in cui certe leggi grammaticali sono state formulate, per rinunciare a taiune di esse e per scoprirne nuove. Ma in nessun caso potrebbe essere addotta contro di noi 1 esigenza di un discorso mitico totale. Abbiamo infatti visto che questa esigenza non ha senso», (p. 21-22). La enumerazione totale degli elementi è dunque definita ora inutile, ora impossibile. Ciò dipende senza dubbio dal fatto che ci sono due maniere di pensare il limite della totalità. E io direi, ancora una volta, che queste due maniere coesistono in una forma non esplicita nel discorso di Lévi- 12