Strauss. La «numerazione totale può essere considerata impossibile nell’am. bito dello stile classico : si evoca in questo caso lo sÉorao empirico di un soggetto o di un discorso finito disperdendosi vanamente dolpo una ricchezza infinita che egli non potrà mai dominare. C’è in ogni caso più di quel che si può dire. Ma si può determinare diversamente la non-totalizzazione : non più sotto il concetto di gioco. Se allora la totalizzazione non ha più senso, ciò non dipende dal fatto ohe l’infinità del campo' non può essere coperta da un discorso finito, ma piuttosto dal fatto che la natura del campo - vale a dire il linguaggio e un linguaggio finito * esclude la totalizzazione: questo campo è in realtà il campo di Un gioco, cioè di una sostituzione infinita nell’ambito di un insieme finito. Questo campo non permette queste sostituzioni infinite perchè esso è finito, il che equivale a dire che invece di essere Un campo inesauribile, come nell’ipotesi classica, invece d’essere troppo grande, gli manca qualch» cosa, cioè un centro che arresti e fondi il gioco delle sostituzioni. Si potrebbe dire che questo movimento del gioco, reso possibile dalla mancanza, dall’assenza di centro o di origine, è il movimento della supplementarità. Non è possibile determinare il centro ed esaurire la totalizzazione perchè il segno che sostituise il centro, che lo supplisce, che ne liene il posto in sua assenza, questo segno si aggiunge, viene in sovrappiù, in supplementoI. Il movimento della significazione aggiunge qualche cosa, e questo fa sì che ci sia sempre di più, ma questa aggiunta è fluttuante perchè essa viene a sostituire, a supplire, una mancafnza relativa al significato. Sebbene Lévi-Strauss non si serva mai del termine supplementare sottolineando, come io ho fatto, le due direzioni di senso che stranamente vi si riunisonfct, non è affatto un caso ©he egli si serva di questo termine per due v'olte nella sua Introduzione all’opera di Mauss, là dove egli parla della « risonanza del è significante, in rapporto ali significati sui quali essa può fondarsi ». « Nel sulo sforzo di comprendere il mondo, l’uomo dispone, dunque, costantemente di un eccedenza di significazione (che ripartisce tra le cose, secondo certe leggi del pensiero simbolico il cui studio è riservato agli etnologi e ai linguisti). Questa distribuzione di una razione supplementare - se è lecito esprimersi così - è assolutamente necessaria affinchè in complesso, il significante disponibile e il significato individuato restino nel rapporto di complementarità, che è la condiziolne stessa del pensiero simbolico». (p.LII) (Si potrebbe indubbiaìmente mostrare che questa razione supplementare di significato è l’origine della razione stessa). La parola ricompare un pò più avanti dopo che Lévi-Strauss ha parlato di « quel significante fluttuante, che costituisce la servitù di ogni pensiero compiuto ». « In altre parole, e ispirandoci al precetto di Mauss, che tutti i fenomeni sociali possano venire assimilati al linguaggio, noi scorgiamo nel mana, nel tvakan, nel orenda e in altre nazioni dello stesso tiprt, l’espressione cosciente di una funzione semantica, il cui ruolo consiste nel permettere al pensiero simbolico di esercitarsi, malgrado la contraddizione che gli è propria. Così si spiegano le antinomie, in apparenza insolubili, Annesse a questa nozione... forza e azione; qualità e stato; sostantivo, aggettivo e verbo, a un tempo; a stratto e concreto ; onnipresente e localizzato. E infatti, il mana, è tutto questo) insieme ; e lo è appunto perchè non è niente di tutto ciò, ma semplice, forma o, più esattamente, simbolo allo stato puro, suscettibile, perciò, di caricarsi di qualsivoglia contenuto simbolico. Nel sistema di simboli costitui- 13