to da ogni cosmologia, esso sarebbe semplicemente un valore simbolico zero, cioiè un segpo che indica la necessità di un contenuto simbolico supplementare (1» sottolineo) rispetto a quello di cui è già carico il significato, ma cbe può essere anche un valore qualunque, a condizione che faccia ancora parte della riserva disponibile, e non sia, come dicono i fonologi un termine di gruppjd ». (nota: i linguisti... sono già stati ind¡otti a formulare ipotesi di questo tipo. Così un fonema zero si oppone a tutti gli altri fonemi del francese in quanto non comporta nessun carattere differenziale e nessun vaiare fonetico costante. In compenso il fonema zero ha come funzione sua propria quella di opporsi all’assenza del fonema » (Jakobson e Lotz). Si potrebbe parimenti dire, schematizzando la concezione che è stata qui proposta, che la funzione delle nozioni di tipo mana è quella di opporsi all’assenza di significato senza Comportare per sé stessa alcun siginificato particolare ». La ridondanza del significante, il suo carattere supplementare ten/de dunque a una delimitazione, cioè a una carenza che deve essere sup-plita. Si comprende allora perchè il concetti» di gioco è importante presso Lévi-Strauss. I riferimenti ad ogni specie di gioco, e particolarmente alla roulette, sono assai frequenti, in particolare nei suoi Entretiens, Race et hi-stoire, Il pensiero selvaggio. Questo riferimento al gioco è sempre preso in ima tensione. Tensione con la storia, anzitutto. Problema classico, attorno al quale si Sjotno mosse obbiezioni. Io indicherei soltanto ciò che mi parrebbe essere la formalità del problema : riducendo la storia, Lévi-Strauss ha eliminato un concetto che ha sempre implicato una metafisica teologica ed escatologica, cioè, paradossalmente, quella filosofia della presenza alla quale si è creduto di poter opporre la storia. La tematica della storicità, benché sembri introdursi molto tardi nella filosofia, è sempre stata richiesta per la determi-n&ziojne dell’essere come presenza. Con o senza etimologia o malgrado l’antagonismo che oppone questi due significati in tutto il pensiero classici», si potrebbe mostrare che il concetto di episteme ha sempre implicato quello di histfo^rie, se storia è sempre unità di un divenire come tradizione della verità o sviluppo della scienza orientata verso il possesso della verità nella presenza e la presenza iln sé, verso il sapere nella coscienza di sé. La (storia è stata sempre pensata come il movimento di un ricuperi della storia, derivazione fra due presenze. Ma se è legittimo sospettare di tale concetto di storia, si rischia, riducenidola senza pforre espressamente il problema che qui si indica, di ricadere in un astoricismo di forma classica, cioè in un momento determinato della storia della metafisica. Tale mi parrebbe essere la formalità algebrica del problema. Più concretamente, nel lavoro di Lévi-Strauss, bisogna riconoscere che il rispetto della strutturalità, dell’originalità interna della struttura, costringe a neu. tralizzare il tempo e la storia. Per es., l’apparizione di una struttura nuova, di un sistema originale, si ha sempre - è la condizione stessa della sua spi-cifioi'tjà strutturale - con una rottura con il suo passato, la sua origine, la sua causa. Non si può dunque descrivere la proprietà dell’organizzazione strutturale se non tenendo tíonto, nel momento stesso di tale descrizione, delle sue condizioni passate: trascurando di porre il problema del passaggio da una struttura a un’altra, mettendo la storia fra parentesi. In questo momen- 14