to « strutturalista », il concetto di caso e di discontinuità sono indispensabili. E infatti Lévi-Strauss vi si ricbiama spesso, come per es., per quella strat tura delle strutture che è il linguaggio, di cui egli dice neWIntroduzione all'opera di Mauss che esso « non ha potuto nascere che tutt]o d’un tratto » : «Quali che siano stati il momento e le circostanze della sua apparizione nella vita animale, il linguaggio è nato necessariamente tuttio d’un tratto. E’ impossibile che le cose abbiano cominciato a significare progressivamente. In seguito ad una trasformazione il cui studio non dipende dalle scienze sociali, ma dalla biologia e dalla psicologia, si è verificato un passaggio da uno stadio, in cui niente aveva ujn senso, a un’altro, in cui ogni cosa ne possedeva uno ». Ciò che non impedisce a Lévi-Strauss di riconoscere la lentezza, la maturazione, il travaglio continuo delle trasformazioni fattuali, la storia (per es. in Race et histoire). Ma egli deve, secondo un gesto che fu anche di Rousseau o di Husserl, « scartare tutti i fatti », nel mioimento in cui si vuole recuperare la specificità essenziale d’una struttura. Come Rousseau, egli deve sempre pensare l’origine di una struttura nuova sul modello della catasti-ofe-sconvoigimento della natura nella natura, ¡interruzione naturale della concatenazione naturale, scarto della natura. Tensione nel gioco con la storia, tensione anche del gioco con la presenza. Il gioco è la disrupzione della presenza. La presenza di un elemento è sempre Un rapporto significante e sostitutivo inscritto in un sistema di differenze e il movimento di una catena. Il gioco è sempre gioco d’assenza e di presenza, ma se lo si vuole pensare radicalmente occorre pensarli» prima dell’fclternativa della presenza e dell’assetnza : occorre pensare l’essere come presenza o assenza a partire dalla possibilità del gioco e non il contrario. Ora se Lévi-Strauss ha meglio di chiunque altro evidenziato il gioco della ripetizione e la ripetizione del gioco, si può cogliere tuttavia in lui una sorta di etica della presenza, di nostalgia dell’origine, dell’innocenza arcaica e naturale, di una purezza della presenza e della presenza in sé; etica, nostalgia e, pure, rimorso che egli stesso presenta «some la motivazione del progetto etnologico, quando egli si rivolge alle società arcaiche, cioè ai lono giochi esempLari. Volta verso la presenza perduta o> impossibile dell’origine assente, questa tematica strutturalista della immedietà spezzata, è dunque la faccia tri. iste, negativa, nostalgica, colpevole, rousseauiana, del pensiero del gioco, di cui Yaffcrmazione nietzscheana, l’affermazione gioiosa del gioco del mondo e dell’innocenza del divenire, l’affermazione di un mondo di segni senza errore, senza verità, senza origine, aperto ad una interpretazione attiva, sarebbe l’altra faccia. Questa affermazione determina allora il non-centro altrimenti che come perdita di centro. Si hanno dunque due interpretazioni dell’interpretazione della struttura, del segno e del gioco. L’una cerca di decifrare -, sogna di decifrare una verità o una origine che si sottrae al gioco e all’ordine del segno, e che vive come un esilio la necessità dell’interpretazione. L’altra, che non è più volta all’origine, afferma il gioco e tenta di trascorrere al di là dell’uomo e del-Ij’umamesimo, dal molmento che il nome dell’uomo è il nome di quest’essere che, attraverso* la storia della metafisica o della ontoteologia, cioè attraverso l’intera sua storia, ha sognato! la presenza piena, il fondamento rassicurante, l’origine e la fine del gioco. Questa seconda interpretazione dell’interpreta- 16