Due balli in una ballata di Elio Pagliarani Una che non (1,11) Una che non ci sta, che ci prova ma non ce la fa che si vede ballare intanto che balla avanti e indrè avaniti e indrè che bel [ divertimento come se si vedesse il suo sedere intanto che balla un sedere che fa piacere vedere scapperà un po' prima di sera mettiamo una sera più calda di altre dopo che il sole l’abbia sconvolta, supponiamo che lei di solito Sita all’ombra si sa che il sole ce l’ha la facoltà che rimescola che dà vampate dal plesso solare del ventre alla testa, nausea languore e incinta di niente allora diciamo che scappa e fra due paragoni, del pallone che si sfila dal dito di un bambino e della preda disciolta casualmente (grandi numeri?) dall’abbraccio della sua piovra, mettiamola nel mezzo prende un treno cosa spera che il treno a perpendicolo o sul cutter di Franco sagomato a sogliola, il gran palvese inalberato avanti, come il prencipe danese col plico suggellato altro mare dopo il Gorgo dei Tartari altro Dio che ci guarda lo stesso nessun-dio da tutte le parti ma almeno ci sarebbe Franco col treno ma se anche coi jet sono finite da un pezzo le partenze la ragazza ballando mansueta 11 Vecchio Pedro gli disse ballando spettinata 11 Vecchio Pedro che non faceva sport che non studiava che cresceva fintanto che cresceva che forse aveva già smesso di crescere che non le importava niente ballando tante siamo qui per far peso, io di chili ne metto sessanta sulla terra, [come dire che la terra guai se non ci fossimo col peso a tenerla a bada a frenarla ostia il sedere gravato dell’incarico ostia le gambe sode ostia dire che scappa proprio quella che si sente zavorra per la terra 18