Gino Baratta Linea di lettura per Elio Pagliarani Cronache e altre poesie (1) è del 1954. Già il titolo cronache indica la urgenza di fissare un tempo scandito dalla quotidianità delle parole, dalla umiltà delle avventure opache, dalla iterazione delle spesso inconsapevoli azioni. Il contesto situazionale è facilmente recuperabile. Sono composizioni scritte, per lo più, a Milano, dal ’48 al ’53. Una Milano dove si è presi nel giro, dove il gorgo è a mulinello. L’esperienza di insegnante nelle scuole professionali; il contatto con la Milano di Porta Ticinese, una città in trasformazione dove l’asettico cemento soppianta l’Ottocento ( oh San Gottardo, oh Moncenesio, oh Ottocento), con gru, idroscalo e draga che aggiornano il paese; i muri delle camere d’affitto, mentre cresce l’artrite al padre: ecco il contesto. Cronaca dunque che ha oggetti e presenze cronachistiche : fanciulle senza petto e con la schiena, uomini con facce disegnate e la pelle color di vesti usate; il pupazzo meccanico, a cui il poeta sente mestamente di assomigliare; sottane lise e parole usate con gesti ripetuti; la camicia corta con il bottone spezzato, sottovesti da treni popolari. Sono segni che indicano una gente che ti offende negli occhi ogni mattina, che come cani pati-scon le stagioni i mutamenti. Domenica, Lunedì: e sempre bisogno di caldo, di amorevole attenzione : Stasera ho voglia di un brodo e d'una donna che m’aggiusti il letto. Non sono solo presenze istituzionali fisiche e corpose; hanno un loro linguaggio fatto di luoghi comuni, di proposizioni disadorne, di espressioni assolutamente prive di accensione personale. La misura di ciò va ritrovata nei temi svolti delle serali, con le squallide riprese a polisindeto che traducono associazioni psicologiche espresse mediante l’anacoluto e le ripetizioni pronominali che fanno violenza al tradizionale nastro sintattico del discorso, con i consecutivi e poi che indicano un flusso di pensieri non ordinati, ma confusamente definiti come velleità e bisogni quotidiani. Certi sintagmi rallentano ed abbassano il tono poetico fino a renderlo Completamente discorsivo: a un certo punto, perche ci voglio bene a Milano, adesso studio nelle commerciali. Sono, per dirlo con Pagliarani, voci in formazione e in trasformazione, capaci di indicare, nel loro accozzarsi spesso ingiustificato e non necessitato, un bisogno sempre nuovo di incontro con gli altri, mediante argomenti e chiacchiere, tanto più consunte degli slogans (chi sa due lingue vive due vite), fatte sui filobus ventinove e trenta, Porta Romana - Porta Garibaldi. 20