Del passato svanisce la memoria, mentre del canto semidimenticato c’è la coscienza salvatrice. Il passato può essere un tono vagamente primo novecento, che dice di un futile oggetto dimenticato su sedili rossi e di una donna stupita, descritta secondo le regole del marchese Basilio. Pagliarani può anche cantare, ma il canto gli si fa rima cui si amalgama l’acido della miscredenza e della eresia: oh, la nostra razza è la più tenace, sia lode al suo fattore / l'uomo è l'unico animale che sverna ai poli e all'equatore, / signore di tutte le latitudini che s'accostuma a tutte le abitudini,... per non dire di quando la scelta cade sulla rima più vieta e consunta, mare-cantare. Inventario privato (2) è un inventari» deficitario, che elenca quasi esclusivamente ciò che manca ed è incerto O ciò cui è necessario rinunciare e considerare ormai perduto. Pur tuttavia violenta fiducia ancora nel canto, che non è canto d’amore ma per amore dell'amore, cioè per un’idea dell’affetto. Anche qui, anzitutto qui. il conto non torna. La lampadina fulminata, il commiato allo scuro sono il preludio deU’esclusione, del viso chiuso, del volto serrato. Pagliarani narra la storia di un amore che non ha trovato possibilità di farsi paiola, ma solo imbarazzo docile o respiro al telefono, solo pausa. L’incomunicabilità non è espressa come problema, non la si trova risolta o irrisolta attraverso giri cerebrali o labirintiche squisitezze. E’ un dato di fatto, scontato a spese del sentimento, al prezzo di una denunciata voglia di assenza, di una odiosamata abitudine alla morte. La donna non ha che la vitalità che le deriva dalle accensioni liriche con cui l’autore estatico le snerva i polsi. Dall’inizio alla fine dell’inventario non si ha ohe una sola parola della ragazza: un invito ad essere dimenticata, ad essere sfuggita, perchè, come il poeta le chiarisce, il suo è solo trasparente timore dell’amore. E’ come Delia farmacista a Torino: come i molluschi lamellibranchi fatta senza rimedio di se prigioniera. Per questo Pagliarani tesaurizza, inventaria le proprie esperienze per quanto di illusiva pacificazione gli possono dare, visto che le certezze sono soltanto quelle del peso che ci portiamo addosso, delle forze che sono state lese alle radici. Come si vede, è soprattutto certezza della propria insufficienza, dell’unica possibilità all’adattamento, in quanto non si hanno in testa ohe svariate idee d'amore e di giustizia. Non è dunque casuale che l’aggettivo insufficiente sia un po’ la parola tematica di Inventario Privato, insieme a definitivo, sebbene quest’ultimo compaia una sola volta ad indicare la certezza dell’irreparabile: e il secolo altra luce esplode che può farsi per noi definitiva. Versi che fanno parte della prima composizione; riescono a indicare come siano necessarie e sufficienti solo le immagini delle bombe hacca e quelle di una vita che senza rimedio deve essere accettata fino in fondo. Le presenze degli altri sono fantasmi: la stessa ragazza sfiora (è il verbo che la definisce) le cose; non ne è attratta, non si è mai interessata all’autore, si lascia semplicemente vivere. Pagliarani in questa seconda raccolta di versi è riuscito a tradurre 1’ emozione derivante da una invalicabile insufficienza che sta alla base dei rapporti umani; una specie di povertà di dare. 21