un timore di perdersi negli altri, preoccupati come si è di portare quel tanto di peso cui ognuno è condannato finché l'angoscia collettiva sulla terra non esplode in giustizia. Sta in ciò il nucleo della protesta morale di Pagliarani : una protesta che dichiara la necessità di far ancora poesia ohe sia parola concretamente certa, ohe sia cioè idonea a tradurre agli uomini una dignità che non sia solo di idee d’amore e di giustizia, ma sia sostanziata di una sufficiente forza e di una sicurezza necessaria. Pagliarani tende a tutto ciò non con dichiarata programmaticità (non abbiamo alcun manifesto), ma mediante un esercizio stilistico che gli ricupera Eliot e Montale, più che Brecht, attraverso tutto il complesso processo che l'autore istruisce alla poesia post-ermetica, per giungere, tramite le dibattute ragioni culturali, a crearsi un terreno di operazione che lo salvaguardi dalla linea scapigliata da una parte e da quella crepuscolare dall’altra. Si veda, per esempio, la funzione del frammento lirico : E' difficile amare in primavere come questa... è soltanto una apparente presenza, in quanto è subito disincantata e contestata dalla tensione ideologica che gli impone di constatare che a Brera i contatori Geiger denunziano piogge radioattive. Dobbiamo dunque credere a Pagliarani che dichiara: — non importa come lo dico —, a proposito di certe urgenti accuse contro il trasformismo consapevolmente imposto ed inconsapevolmente subito? Non gli si crede, visto che il ricupero culturale gli mette a disposizione un luogo retorico come la metafora della navigazione in due situazioni corrispondenti ad opposte condizioni psicologiche : 10 approderò nel tuo porto per esprimere una illusoria sicurezza di possesso, e ...e in vista della terra 11 naufragio balordo, ad indicare la più cupa speranza di riuscire a fare della morte un'abitudine D’altra parte il margine di rischio ritenuto da Pagliarani necessario per chiamare la vita con il suo nome, è lo stesso rischio che l’autore cocciutamente corre allorché usa il paragone in funzione antiermetica, cioè nella sua intatta struttura classica. ...ti ho perduta per troppo amore, come per fame l'affamato che rovescia la ciotola col tremito E’ chiaro: fin dal primo verso a Pagliarani si è imposta l’equazione: operazione poetica — reinvenzione della sintassi. Che è l’equazione di sempre; cioè in Pagliarani c’è la consapevolezza saggia che le parole esprimono sempre un modo di giudicare, di concepire se stessi e il mondo. Non sono quindi possibili i giochi, le funambolerie sulla parola, perchè il lettore è una concretezza storica, cui l’autore deve necessariamente rivolgersi. Pagliarani non dichiara morte al lettore comune; perciò quanto scrive non è « programmaticamente » eversivo. Il suo coraggio consiste, appunto, nel 22