della collettività, ma capaci soprattutto di contestare il linguaggio che Pa-gliarani stesso definisce fatto di significati precostituiti. Ma a verificare come questo avvenga si può continuare neiresame della opera, dal momento che non ne diamo come scontata la conoscenza. Ancora una considerazione sulla struttura del verso. Giuliani ha indicato una linea Eliot-Brecht-Majakòskij per spiegare il verso a fisarmonica di Pagliarani (8). A nostro parere meglio sarebbe individuare, magari seguendo la stessa linea, la messa in questione del verso; cioè, si tratterebbe di vedere se il verso può ancora essere uno strumento utile per la comunicazione di ogni contenuto, o se, invece, non si debba propendere per la soluzione prosastica maggiormente utile alla traduzione discorsiva dei fatti, delle azioni e alla contestazione ironica delle inedie linguistiche odierne (9). Lasciando aperta la questione, passiamo a precisare che il racconto è ambientato a Milano attorno al 1948. La città è ancora una volta un evocativo contesto situazionale: le scritte al neon, le vetrine, l'infelice corso Vittorio Emanuele, la segnaletica, i semafori, l’ubriaco per la strada, i giardini di notte costituiscono le dimensioni concrete della città. Questi elementi sono registrati come stati analogici, idonei cioè a significare la metafora del personaggio frustrato, cosi come, per opposizione, lo spazio sempre più ristretto della casa, i fornelli, i calzoni logori e strapazzati che pendono in giro. Qui forse sta il particolare tono patetico che il personaggio vorrebbe suggerire, se non fosse subito contraddetto da certe acide soluzioni dell’autore, cioè fatte dall’esterno da Pagliarani stesso. Infatti se da una parte La ragazza Carla sopporta di essere letta come una sequenza di emozioni, di decisioni scontate, di progetti irrealizzati /tutti identificanti i vari personaggi; d’altra parte si presenta in un continuum reso unitario dall’ intervento dell’ autore che raggiusta, collega, e a volte allontana e scombina le componenti strutturali, come quando interviene a chiarire l’inconsapevolezza di Carla (cfr. nell’ultima parte di 1, 4) o a liquidare il patetico e la frustrazione, implicando vita ferro pedagogia a colpire i due sciocchi ragazzi, con il tono apostrofante con cui afferma I germani di Tacito nel fiume li buttano nel fiume appena nati la gente che s'incontra alle serali Nella nuova dimensione di La ragazza Carla si ripresenta il motivo de I goliardi delle serali (10), ma fatto più opaco, più umiliato, si direbbe, compresso dalla presenza, alla fine, di quella Maria Pia Zurlini, la zoppina, che trentenne dispone solo di smarriti sorrisi. Inoltre l’avarizia dei goliardi delle serali si ripropone allorché Carla dubita che le duemila mensili siano effettivamente ben spese. Carla infatti ha frequentato un corso di stenodattilografa dove ha incontrato Piero che, come s’è visto, ha cercato di approfittare di lei sul ponte. E’ un trauma. Per insufficienza ed impreparazione Carla non ha saputo sopportare la conclusione di tre serate malinconiche, che l’hanno trovata completamente assente. Contrariamente a quanto afferma A. Giuliani (11), Carla non è vivace, ossia non cerca l’apertura; cresce e tanto più rientra in sè ed indugia ad ascoltarsi ; non conosce neppure la velleità al condizionale, non sa dire mi piacerebbe o vorrei. In seguito troverà un impiego presso la Transocean Limited Import Export Company, diretta dal signor Praték. Nello stesso ufficio incontra Aldo 25