Lavagnino, che, come si è detto, è il traduttore delle night letters presso la compagnia intemazionale. Praték cerca di approfittare di Carla : nuova fuga, immagini ossessive, risorgenze inconsce, onirismi che traducono la volontà di Carla di negarsi alla sopravvivenza, perchè non vuole imparare a vivere. Idillio con Aldo, che non trova scuse per le reticenze e le remore di Carla. Ma occorre fermarsi un momento anche su questo personaggio. Crediamo che abbia una ben individuabile matrice storica. Anni attorno al ’48, Aldo Lavagnino o l'acquiescenza politica, potremmo dire, nonostante, o proprio per, la sua ambiguità da intellettualoide. Angelo e Aldo, accomunati insieme, benché non si conoscano, sono degli inconsapevoli collaborazionisti: dicono che la gente che lavora - deve stare al suo posto. Sappiamo bene con quale carica di qualunquismo un tale linguaggio rientra nella prassi. Alla fine Carla sarà abbandonata: vedrà, una domenica, Aldo parlare con un’altra, dentro una galleria. Carla a questo punto comincia a cedere; impara a dipingersi le labbra; metterà calze finissime. D'altra parte è nato un figlio a Nerina; in casa c’è uno spazio ancor più esiguo per fughe evasive. Il lunedì, Carla entrerà in ufficio: «Buongiorno a tutti»: è ormai diventata una ragazza diritta interessata necessaria / che ha tanto fiato caldo nella bocca / quando dice buongiorno. Da parte di Pagliarani c’era stata prima una serie di domande. Che cosa significa forza? debolezza? Che cosa sanno coloro che vantano la certezza di essiere uomini per sempre? Era stata una ulteriore maniera di dare consapevolezza alle incertezze di Carla. Alla fine per Pagliarani non c’è che la certezza della impietosita della terra, proprio perchè sulla terra, non c’è scampo da noi nella vita. La carica morale di Pagliarani è da ritrovare in questa accusa : è l’uomo che non dà scampo a se stesso e agli altri; è l’uomo che non concede spazio. Gli ultimi versi in corsivo costretti nell’endecasillabo, sono la constatazione dello scarnirsi dell’uomo nell’esistenza, della necessità che vita sia solo un parziale mutamento di quanto dentro e fuori di noi è morte. La frattura tra esistenza e storia è risolvibile solo con la cocciuta volontà di amare gli altri? Proprio qui è il centro della problematica di Pagliarani : la volontà di ricomporre vita e storia, di trovare un accordo, fondato sulla consapevole partecipazione, tra l’esistenza quotidiana e le ragioni della storia, che sono pure ragioni umane, rispetto alle quali però gli uomini sono spesso alienati. Se è vera l’asserzione di R. Barthes secondo cui tutta la letteratura è problematica del linguaggio (12), si può affermare dunque che Pagliarani non solo verifichi operativamente tale asserzione, ma anche risponda alla esigenza, pure di Barthes, di sperimentare l’autenticità di un linguaggio onde stabilire l’autenticità o l’esattezza sociale di questo stesso (13). Attraverso questa verifica, l’opposizione e la contestazione di Pagliarani sollevano il problema di una speciosità socio-culturale che va corrosa, in (pianto all’autore è deputata essenzialmente questa azione di contestazione e di progettazione linguistica. In tal senso, nella misura in cui l’immaginazione è deformativa, nella misura in cui l’attività poetica, continuando con G. Bachelard (14), consiste nel disfare immagini, Pagliarani deforma, disfa, contesta e progetta soluzioni linguistiche. Un esame stratigrafico di La ragazza Carla ci permette di rilevare dunque la frantumazione delle linee del discorso, la struttura del racconto resa discontinua dal flash-back. L’asintassia, tanto più incisiva quanto 26