meno irritante, ha comportato la stratificazione di differenti soluzioni linguistiche, ha costituito uno spessore, che corroso dalla ironizzazione disorientante, dai recitativi con voce fuori campo, ha rivelato venature, incastri di nastri discorsivi a volte scombaciati, a volte vistosamente scollegati, a Volte invece perfettamente inseriti grazie alla sigla morale, pensosa e meditativa di Pagliarani. Un discorso non molto diverso richiedono opere come Le sue ragioni, 1960, un libretto per musica in collaborazione con il M”. Paccagnini (15) e Pelle d'A sino, un grottesco costruito da Pagliarani insieme ad A. Giuliani (16). Se il significato del teatro di Brecht va rinvenuto anche nella sua struttura, concertata in modo tale che la funzione teatrale si spiega man mano che si costruisce, Le sue ragioni partecipa dello schema epico brechtiano, nel senso che intanto si chiarisce allo spettatore in quanto si realizza nella sua struttura. La pagina del libretto, o meglio l’azione, non riserva sorprese, non usa preziosi strumenti scenici atti stalo a mellificare la eventuale crudezza della situazione rappresentata, che è importante proprio perchè non si concede lusinghe. In questo modo non la problematica della incomunicabilità, ma la ricerca intorno al modo in cui l’azione nonsensical può essere progettata e chiarirsi nella interazione delle varie componenti gestuali e verbali: ecco quanto interessa Pagliarani. Che il linguaggio delle maschere sia usurato è un fatto scontato, che le maschere procedano ognuna per sè alla illusoria definizione di una linea di discorsa senza che ne sia possibile l’intesa reciproca è novità già reperita in La ragazza Carla. Allora come definire Le sue ragioni se non come tapera che rientra nella immaginazione funzionale (o sintagmatica), che, secondo Barthes, qualifica tutte quelle opere «in cui lo spettacolo è costituito dalla loro stessa fabbricazione, intesa come organizzazione di elementi mobili e discontinui»? (17) In Pelle d'asino, 1964, troviamo il personaggio che demistifica il rituale (Il solito merdoso rito), le edulcorate compiaciutezze liriche delle maschere tradizionali del Re e del Presidente del Senato. Pelle d’asino, la principessa che rifiuta l’abito di zibellino, l’abito di plasticopolistirene che non s’incendia, il vestito di ossidometilmtecollina che non si macchia, e perfino ! l’abito della Rinascente che è già confezionato e non si stira; la principessa, dicevamo, vuole soltanto la pelle dell’asino caca-monete, e si presenta quindi come la più recente Salomè, cui non si parla più della luna o della testa del Battista, ma che può essere soddisfatta solo dalla eliminazione di quella specie di monstrum, l’asino che ogni mattina fornisce la sua scacazzata d’oro. Dobbiamo insistere anche sul motivo, forse troppo facile, della corrispondenza : monete quotidiane al re — fotografie di folle al lavoro forzato, uccisione dello asino — scene di cimiteri? In Pelle d'asino la parola è continuamente parafrasata, svuotata e screditata dal gesto che ora è pantomima e danza, lora fissità marmorea, e, infine, grottesca parodia di personaggi mummificati, custoditi entro le preziose teche del loro linguaggio cui è affidato i] ruolo di proporre barocche antitesi e manieristiche figurae di retorica dorata. Mentre oon Le sue Ragioni e con Pelle d'asino si compie il processo alle istituzioni teatrali, con il poemetto drammatico a tre voci II tassista clandestino (18), 1965, abbiamo l’attuazione della misura drammatica che già si è sottolineata come disponibile in La ragazza Carla. Si può dunque strumentalizzare questo poemetto nel senso che vi si può reperire una serie di referenti idonei a suffragare il genere di lettura a cui 27