ogni fatto (individuo) per quanto il suo verso riesce a far esplodere le contraddizioni di oggi. Soltanto apparentemente Lezione di fisica può essere considerata una raccolta siglata come Work in progress, nel senso che Paglia-rani deputa a questa parte del suo lavoro il ruolo di «lasciare impregiudicate quelle conclusioni che non (sa) e non (gli) sembra possibile trarre» (22). Proseguendo un finale, Oggetti e argomenti per una disperazione o Per conto terzi ci danno effettivamente la possibilità di osservare come la poetica di Pagliarani si snodi concretamente come un farsi con l’operazione stilistica; cioè, il far versi contribuisce a chiarirgli l’istanza ideologica, come, del resto, l’urgenza della testimonianza ideologica, fornisce il significato (o se vogliamo il contenuto, ma il termine non piace a Pagliarani) del suo Kunstwollen. E’ un «poeta» che scava in profondità più che osservare in ampiezza, quell’area, quasi sempre bassa, autobiografica e spodestata, entro cui svolge ormai da anni il proprio discorso. Non si ha quindi una unica sincronica divaricazione orizzontale, cioè in superficie, di proposte sempre rinnovantisi con la violenza con cui si accumulano le sperimentazioni più virulente ed aggressive; si ha invece, e soprattutto, una diacronica ricognizione, un sondaggio insistente, a spirale, tesi sia ad approfondire la conoscenza delle istanze personali ( queste sì, sincroniche), sia ad individuare il proprio modo di accedere al contesto civile, attraverso la concretizzazione di una sua idea di linguaggio, la vitalità ed autenticità della cui sigla è da verificare nel confronto con i progressivi congelamenti linguistici imposti o subiti dalle differenti classi sociali. Una lettura attenta di Lezione di fisica desta in noi l’impressione di trovarci di fronte ad una specie di inventario di temi, ad un'area dove siano seminati i presupposti per un prosieguo di discorso, che magari darà luogo ad operazioni più definite o almeno più circoscritte in ordine di tematica. Pensiamo perciò che La Ballata di Rudy sarà effettivamente un’opera in cui alcuni di questi presupposti troveranno il loro pieno sviluppo nella più specifica direzione del significato (23). Crediamo di essere autorizzati alla illazione dal fatto che certe istanze stilistiche ed esistenziali (di contenuto) ricuperate dalle opere precedenti, in Lezione di Fisica si ripresentano più problematicamente, sottoposte ad un più attento vaglio critico. D’altra parte certe trascrizioni appartenenti ai Recitativi hanno già fruttato in seno a La ragazza Carla. Tutto ciò Pagliarani ottiene ed, in seguilo, otterrà, grazie alle personali ragioni culturali che egli continuamente dibatte, spogliandole il più possibile della matrice privata. Si è accennato sopra alla componente autobiografica presente in Lezione di fisica. Occorre chiarire : l’autobiografia non comporta la riduzione dell’oggetto fino ad identificarlo con il soggetto, in quanto non solo fin dalle prime composizioni di Cronache e altre poesie, via via attraverso La ragazza Carla, Pagliarani sembra aver registrato la felice e prudente sollecitazione anceschiana di una poetica degli oggetti (24); ma soprattutto in Lezione di fisica si assiste ad una specie di obiettivazione del soggetto rispetto a se stesso, tanto da esser colto con quel tanto di oggettività estranea, per cui l’occhio, la faccia, così come il tipo di verso e la struttura metrica, sono visti come da una angolazione esterna. Ad indicare l’opaca og-gettualità Pagliarani ricorre allo specchio come se il soggetto fosse diventato l’oggetto estraniato che l’operatore osserva dal di fuori. Insomina si mette in dubbio il possesso intransitivo del proprio occhio, della propria faccia. Così è per il verso : Pagliarani lo rilegge : non è male, e si frega le mani. 29