Intanto la Lettera si snoda, mentre l’attenzione critica perseverante, gli fa dire (Però guarda come al lamento il verso si fa compiacente, niente è più facile di questo ma io lo spezzo), dove è evidentemente più screditata l’infinita gamma dei toni, cara alle anime sensibili. Come si vede, è ancora Narcissus pseudonarcissus (25). Proprio in questo senso si diceva sopra che Lezione di fisica problematizza certe premesse delle opere precedenti. Il principio di indeterminazione, la teoria dei quanta di M. Planck sono dimensioni con cui occorre confrontare le possibilità semantiche della poesia : ed ecco che le sudate carte e il poetare alla fioca lucerna sono sromanticizzate e svuotate di Ogni tono evocativo nella definizione della luce che è una gragnuola di quanti. E’ dunque mediante questa attenzione critica che Pagliarani raggiunge gli esiti più convincenti nella progettazione del segno. Un topos retorico come la similitudo a pari (E ti farò un esempio: solo nel Diciassette...) (26), serve ad istituire il rapporto tra l’autobiografia e il contesto civile. L’insufficienza, la privatezza (privato è uno dei pochi aggettivi che si impongono con una certa frequenza in Lezione di Fisica), l’amore e l’intelletto senza forza non bastano a capire, non bastano alla intelligenza della storia. Ecco uno dei luoghi più assillanti ( già l’abbiamo individuato ne La ragazza Carla) della meditazione poetica di Pagliarani : uno di quei luoghi che maggiormente si concedono al tono alto, quasi si richiedesse un linguaggio ed una struttura sintattica più peregrini ad approfondire con rigore questo aspetto della ingiustifieatezza dell’esserci. In tale climax (ma quanto raramente nell’opera di Pagliarani questo topos trova una sua presenza definita!), in tale climax, si diceva, si ripresenta il tema della solitudine : e un essere solo non è mai forte, nè può amare o misurare l'intelletto, che è in verità un approfondimento più intellettivo che lirico, più penetrato con le esigenze della ragione, che innalzato sul registro della peregrinità linguistica. Infatti anche qui il pentimento per la impossibile, ma tentatrice, evasione, lo fa ritornare sulla parola, per dire che prima aveva scritto un uomo solo, e poi, con rigore, ha cancellato l’uomo per un essere. La propria salvezza dal patetico, dal tono crepuscolare (nel senso sanguinetiano), Pagliarani la paga con la consapevolezza culturale e critica, con il tornasole della ragione : Lo vedi anche tu siamo in un ottocento d'appendice, non si può cavarne una storia nemmeno da mettere in versi : ci sono esperienze che non servono a niente che si inscrivono come puro passivo. Inventario privato e La ragazza Carla sono ripresi con la loro tematica, ma resa più severa questa, assolutamente anti-intimistica. Anzi intimismo non ce ne vuole essere, perchè il soggetto, l’io, non costruisce solo la sua privala stio-ria, ma si dilata, diremmo si fa altro da sè, per prospettarsi come Oggetto, collocato fra altri oggetti, fra altre frustrazioni (che non esigono pietà), che sono le vite di Tommaso, di Frattini: in una parola, una storia generazionale. Il tono non è necessariamente neutro (27); anche se è in gabbia, talvolta Pagliarani scuote le sbarre e tenta uno stile più alto, dalla velenosità montaliana : ed ora 30