già scattata la tagliola infantile, ti appesta. Del resto in Pagliarani c’è sempre la consapevolezza che la poesia non basta, che non è sufficiente la pietà oggettiva; occorre orgoglio e pensare con sicurezza che il proprio modello sia utile agli altri; occorre fiducia, magari quella più giovanile violenta fiducia. Alla fine, però, è chi ha scommesso che muore. La poesia, si aggiunge, non consola, se consolasse diverrebbe gastronomica ; neppure è lecito consolarsi della propria morte riferendola allo schema, un po’ vile, dell’esserci, per concludere che per tutti è cosi, che per tutti è la stessa sorte. Gli altri non sono alibi, e perciò i tempi bui, uno se li deve vivere, rinunciando soprattutto a pensare che la poesia possa sublimare le proprie sconfitte. Vorremmo concludere questa linea di lettura con alcune considerazioni a proposito della presenza nella poesia di Pagliarani di inserti da opere scientifiche e filosofiche che ci inducono ad intravvedere una loro diversa funzione rispetto alla miscellanea letteraria in Pound e in Eliot, due poeti suggestivamente vicini al nostro. Possiamo dire che la citazione, l’inserto in Pound e, soprattutto, in Eliot è ricavata dal classico (28) che può essere Dante o Cavalcanti, Bertrand del Born o Virgilio. L’inserimento in corsivo del verso, o del movimento dantesco o cavalcantiano, o dell’ideogramma cinese, soddisfa il bisogno di conferire una certa intattezza, una garanzia di non totale consunzione alla composizione eliotiana, per es., cui è delegato il ruolo di incastonare la gemma. In Pagliarani invece la pagina da R. Carnap, l’inserto con le teorie di Planck, la statistica congetturale di Herman Kahn, la trascrizione sulla Conferenza dibattito sulla Questione meridionale (29) hanno la funzione di sperimentare fino a qual punto i vari linguaggi scientifici possono essere confrontati con il modo di formare dell’operatore, del «poeta». Rispetto alla miscellanea letteraria di Eliot si ha non solo un uso diverso del materiale, ina questo stesso, spoglio com’è di ogni tradizionale carica emotiva per il poeta ed evocativa per il lettore, viene sentilo come provocatorio, proprio per la compatta organizzazione (magari logico-formale) con cui si presenta e con cui si diversifica dal linguaggio poetico. Pagliarani provoca la collisione fra la sintassi tradizionale della poesia (già messa in discussione dalle personali ragioni culturali) e la sintassi dei linguaggi scientifici. Nello spazio di questo scontro potrà operare il poeta, quindi in questo ristretto ambito dovrà correre i rischi della sua progettazione. Evidentemente non può trattarsi di una problematica squisitamente linguistica, almeno per Pagliarani, dal momento che non ha rinunciato ancora a credere ad una funzione sociale della letteratura (30). ( 1 ) - Milano, Schwarz. (2) - Milano, Veitonelli, 1959. (3) - Oggetti e argomenti per una disperazione in Lezione di fisica, Milano, Seheiwiller, 1964. 3)