(14) - Citato da R. Barthes, in op. cit. pag. 90. Ma di rincalzo si veda quan- to, a tal proposito, si sostenne nel ’29 al circolo di Praga: «Una proprietà specifica del linguaggio poetico è di accentuare un elemento di conflitto e di deformazione, pur essendo assai diversi il carattere, la tendenza e il grado di tale deformazione». Il Circolo di Praga. La tesi del '29, Milano, Silva, 1966. (15) - Milano, Rusconi e Paolazzi. (16) - Milano, Scheiwiller. (17) - R. Barthes, L'immaginazione del segno, in Nuova Corrente, cit., ora anche in op. cit. pagg. 243-244. (18) - Comparso con il titolo posticcio - Col semaforo rosso. (19) - Ragionamenti, n. 9, 1957; Nuova Corrente, n. 16, 1959. (20) - A. Giuliani, Immagini e maniere, Milano, Feltrinelli, 1965, pp. 11-20. (21) - C. Brandi, Le due vie, Bari, Laterza, 1966, p. 157. (22) - Cfr. la Nota a conclusione di Lezione di fisica, pag. 47. (23) - E. Pagliarani, Dalla Ballata di Rudy, variazioni sul tema dell'Estate (1 : 7, 8, 9, 10), in Nuova corrente 35. (24) - A questo proposito cfr. F. Curi, op. cit., pp. 46-56. (25) - Cfr. Cronache e altre poesie; cit. (26) - Cfr. Proseguendo un finale in Lezione di fisica, pag. 11-12. (27) - C. Perelman - L. Olbrechts-Tyteca, Trattato dell'argomentazione. La nuova retorica. Torino, Einaudi, 1966, dove si legge: «Non esiste scelta neutra, ma esiste una scelta che può apparire neutra» p. 157. Ciò può suffragare quanto lo stesso Pagliarani sostiene nell’ intervento citato: «...noi tendiamo a privilegiare il tono neutro, benissimo, ma anche il tono più neutro è un tono neutro» pag. 113. (28) - Il classico come correlativo oggettivo, cioè come allegoria di certe co- stanti poetiche che sono registrate, se pure in modo assai diverso, da Eliot e da Pound. (29) - Il Dittico della merce, per le cui strutture a collage rimandiamo a Il menabò 8, Torino, Einaudi, 1965, pag. 113, sono recitativi drammatici da aggiungere a quelli già raccolti in Lezione di fisica. Si ha la medesima esigenza di sperimentare quanto il linguaggio poetico possa trarre e manipolare di imprestiti dai linguaggi di formolation delle scienze e della filosofia. (30) - Cfr. Intervista a E. Pagliarani in Marcatre 11-12-13, pp. 48-50. L’in- sistenza con cui Pagliarani sottolinea la funzione sociale della letteratura giustifica il frequente richiamo alla distinzione che I. A. Ri-chards ha tracciato fra i quattro generi del significato, per cui cfr. Nuova corrente 28-29, ed ora C. K. Ogden - I. A. Richards, Il significato del significato, Milano, Il Saggiatore, 1966, VI, X. Così pure la sollecitazione di Pagliarani alla riflessione sui generi può essere autorevolmente suffragata dalle parole di R. Wellek e A. Warren, che trascriviamo: «Il genere dovrebbe essere concepito, a nostro avviso, come classificazione di opere letterarie fondata, teoricamente sulla sua forma esteriore (il metro o la struttura particolare) sia sulla forma interiore (l’atteggiamento, il tono, lo scopo, cioè in parole povere il soggetto e il pubblico») Cfr. Teoria della letteratura... Bologna, 1956, pag. 320 33