tere concettuale; è percezione d’una fatalità che, al di là del mero accadimento fenomenico entro cui si manifesta, rinvia alla struttura stessa dell’universo, alla costituzione essenziale del mondo, per cui alla fine ogni tristezza s’acquieta nel pensiero che tutto è avvenuto senza responsabilità di nessuno. Scheler resta dunque al di qua della distinzione steineriana tra tragico nella vita, universale, e tragico come genere drammatico, presente in determinate epoche nella sola civiltà occidentale. Dicendoci che il tragico è anzitutto nella vita, che è legato alle strutture obiettive dell’universo, indirettamente propone la considerazione dell’espressione artistica del tragico come una forma di rispecchiamento; il che non ci spiega tuttavia perchè l’espressione artistica o filosofica del tragito rimanga, per lunghi periodi nella storia del pensiero, così pervicacemente muta. In questo senso Lucien Goldmann prende le mosse dal medesimo punto in cui l’analisi scheleriana si ferma. Per Scheler l’essenza del tragico è atemporale perchè, se il suo concretarsi fenomenico passa per la via della vita e di conseguenza la precipitazione dell’essenza avvitne attraverso i personaggi-interpreti più disparati, ciò non-dimento, all’interno del particolare, l’essenza permane inalterata. Goldmann rovescia tale procedimento : punto di partenza è per lui il concretarsi fenomenico del tragico aü’Lnterno dell'esperienza artistico-filosofica e il problema è la ricerca dell’essenza, o, meglio, il chiedersi se esista un’essenza capace di implicare tutte le forme fenomeniche di tragico a nostra conoscenza. E’ chiaro, e l’abbiamo già denunciato sopra, il vizio procedurale implicito in questo schema. Partire dalle forme fenomeniche di tragico, significa già richiamarsi implicitamente a un certo concetto di tragico. Ma occorre però subito rilevare come Goldmann rifiuti da un punto di vista del tutto piegiudiziale l’adesione a un concetto di essenza inteso in senso atemporale. Per il sociologo francese l’ess“nza - e in questo senso ogni tipo di essenza - non è una struttura significativa atemporale, bensì una struttura significativa dinamica; il che equivale a dire : essa non rappresenta una modalità intrinseca dell’universo, in ogni momento identificabile con se stessa, ma semplicemente un dato storico, analizzabile in relazione al divenire storico-sociale e alla particolare situazione che, in rapporto a tale divenire, vengono ad assumere determinate individualità o, meglio, determinati gruppi sociali. Se dunque l’essenza non è un apriori, ma un aposteriori che nasce dal rapporto dialettico tra il momento storico-sociale e la struttura psichica degli individui concre- tamente esistenti, se l’essenza è insomma una struttura dinamica, in che misura è possibile, secondo Goldmann, collegare fra loro esperienze assai lontane nel tempo quali quella shakespeariana o della « tragedie classique » e quella greca? Crediamo di aver già schematicamente delineato, nel corso della lunga citazione estratta da Le dit u caché, il pensiero goldmanniano a questo proposito. Secondo lo studioso francese, quel che conta non è tanto il contenuto stonco-sociìale d’una epoca, ma la particlare forma del rapporto che questo contenuto viene ad allacciare con le individualità concretamente esistenti. Esisterebbero dunque, nella storia del pensiero occidentale, delle epoche particolari in cui il rapporto tra struttura storico-sociale ed individualità concretamente esi- stenti si esprimerebbe attraverso una visione tragica dell’esistenza, visione che è una tra le ’forme coerenti’ mediante cui l’umanità afironta e risolve i problemi fondamentali impliciti nelle relazioni tra l’uomo e il mondo sociale e cosmico. Ci sembra a questo punto che il pensiero di Goldmann, che vorrebbe dirsi di natura squisitamente sociologica, tenda irresistibilmente a implicare talune contamina- 41