caotica congerie di elementi inautentici, come disvalore, si protende l’essenza, la forma, il valore. La forma tragica è una di queste possibilità di divenire valore, di risalire dalla inautenticità del piano fenomenico all’autenticità dell’essenza. « Il problema del valore e della realtà, egli scrive, ha perduto ogni significato, perchè il valore crea la realtà, non è più una proiezione del sogno nella realtà, non è più una interpretazione della realtà ». (22) Ma di fianco alla enuclazione in senso atemporale del concetto di forma, ecco emergere l’implicazione storicistica : a differenza di Shakespeare, in cui la tragedia è ancora giudizio divino e « ciò che è interno e ciò che è esterno è ancora unito, le stesse mani guidano le anime e il destino » (23), nell’epoca contemporanea, secondo Lukacs, il tragico nasce nella misura in cui Dio abbandona la scena pur restando spettatore. (24) Già dunque all’interno del primo Lukacs ci è dato scorgere quella divaricazione di piani (storicistico - atemporale) che invano il Lukacs della maturità si sforzerà di colmare, divaricazione che permane a nostro avviso inalterata anche ne Le Dica cachi di Lucien Goldmann. Pur denunciando chiaramente l’impossibilità di un’utilizzazione del concetto di esrenza in senso atemporale, anzi sforzandosi di mostrarne il carattere storico, il sociologo francese rimane dunque egualmente prigioniero di quegli stessi limiti che percorrono tutta l’opera lukacsiana. A nostro avviso il riconoscimento del carattere storico dell’essenza, anziché sfociare in quella ipostatizzazione del concetto di tragico che è in qualche modo implicita nel procedimento goldmanniano, dovrebbe rinunciare a qualsiasi tentativo di ricerca di un minimo denominatore comune, per approdare a un’analisi comparativa che, partendo dall’essenza storica originaria, vale a dire dal tragico greco, studi in riferimento alla dinamica storico-sociale, l’evolversi dei temi che furono alla base dell’esperienza greca per esaminare in quale situazione, attraverso quali rifacimenti e rielaborazioni, sia sorta la possibilità di una rinascita della visione tragica. Per cui il problema storico-sociologico dovrebbe a nostro avviso proporsi così: fino a che punto l’evoluzione storico-sociale ha consentito l’elaborazione di una forma di tragico analoga a quella greca? In che misura i temi che Paul Ricoeur pone alla base della nascita della tragedia greca si allontaneranno definitivamente dal firmamento della cultura occidentale, verranno espulsi dal sostrato storico-sociale, sì da negare le possibilità stesse di una produzione tragica o da dar vita a un tipo di tragedia più conforme ai rinnovati rapporti tra tessuto storico-sociale! e individualità psichiche esistenti? * * * Abbiamo iniziato questo studio sostenendo la necessità che un’indagine sulla presenza o meno del tragico nel pensiero contemporaneo, sulla morte della tragedia, dovesse passare attraverso il problema dell’essenza del tragico. A questo punto siamo in grado di trarre le conclusioni. La possibilità di una storia della visione tragica che prenda in esame le forme di tragico da Eschilo a Becker., non può essere assolutamente la storia di un’insieme di forme fenomeniche annodate tra loro dal filo tenace di un’essenza comune. Non può esistere un’essenza del tragico come categoria metafisica : esiste viceversa una forma storica (quella greca) che ha offerto contemporaneamente il :onte-nuto della tragedia e le strutture teatrali atte ad esprimerlo. Ogni studio che si proponga l’analisi del concetto di visione tragica nel corso 43