24) E’ su questo aspetto - la tragedia del Dio assente-presente e della coscienza tragica che, se da un lato non può accettare la dimensione mondana perchè inautentica, dall’altro può solo scommettere sulla presenza di un Dio che espressamente non si rivela mai, - che Goldmann ha fondato il suo studio sul paradosso tragico in Pascal e Racine. Ma l’adozione da parte di Goldmann ne Le dieu cache, dello schema concettuale lukacsiano, assume il valore di categorizzazione di un concetto di tragico che, a nostro avviso, restava nel primo Lukacs strettamente legato a un preciso contesto storico: quello del dramma ihseniano. Il non aver colto in maniera adeguata gli evidenti nessi tra il saggio giovanile di Lukacs e l’opera del drammaturgo norvegese, ha non solo costretto il G. a dichiarare come insolubile il problema dell’uso da parte del Lukacs nell’opera in questione, del termine dramma al posto di quello — per G. più appropriato — di tragedia, ma anche favorito, nello studioso francese, l’ipotesi di una lettura di Metafisica della tragedia in chiave risolutamente astorica. In altre parole il Goldmann avrebbe forzato in senso a-temporale uno schema concettuale di tragico che in Lukacs rimaneva legato a una precisa dimensione storica, usandone poi come chiave interpretativa di una produzione, quella di Pascal e Racine, anteriore di ben due secoli. Ora in Metafisica della Tragedia non solo Lukacs richiama esplicitamente in più occasioni il nome di Ibsen, ma il nucleo stesso su cui si fonda il rapporto fenomeno-essenza, inautentico-autentico, disvalore-valore nella visione tragica lukacsiana, ci pare chiaramente modulato sul Brand ibseniano. Con tutto questo non vogliamo affatto affermare che il saggio lukacsiano, a nostro avviso concepito tenendo particolarmente a modello il teatro di Ibsen, non possa essere ricco di sollecitazioni atte a mettere in luce motivi effettivamente circolanti nella visione tragica di Pascal e Racine. Solo che ci pare sin ovvio sottolineare come accanto ai motivi di convergenza che si possono reperire tra i Pensieri di Pascal, le tragedie di Racine e i drammi di Ibsen, si possano reperire altrettanto indubbi elementi di divergenza e differenziazione. Un discorso sull’essenza del tragico, che parta dal presupposto della storicità e della dinamicità di tale tipo d’essenza — anzi d’ogni tipo d’essenza — anziché sforzarsi di reperire contradittoriamente il permanere nel divenire, deve viceversa dare per scontato il salto d’ssenza che è implicito in ogni forma di divenire e di conseguenza indagare le ragioni individuali, storiche e sociali che sono la scaturigine profonda di tale mutamento d’essenza. 'Per concludere, offrila imo qui all’attenzione del lettore alcuni fra i passi più indicativi di Metafisica della Tragedia rapportati con gli ’’equivalenti” tratti dal Brand ibseniano: crediamo che l’analogia non possa non apparire sorprendente: Lukacs : « U dramma è un gioco; un gioco tra l’uomo e il destino; un gioco dove Dio è lo spettatore. Soltanto spettatore, la sua parola e il suo gesto non si mescolano alle parole e ai gesti dei giocatori. Su di essi si posano appena i suoi sguardi. ’’Chi guarda Dio, muore” ha scritto Ibsen, ma può vivere colui sul quale si è posato il suo sguardo? » (G. Lukacs Anima e le forme — p. 305). Brand : « ...Pregai? La preghiera mi diede pace? Parlai con Dio? M’intese? 47