Armando Plebe \ ][ CaSO PaCCaglHIli ovvero lo squadrismo avanguardista Abbiamo ospitato volentieri questo scritto di Plebe sul « caso Paccagnini » (anche se non si può dire che rispecchi esattamente il pensiero della rivista sul problema 'dell’avanguardia), prima di tutto perchè ci è sembrato trattarsi di una autodifesa estremamente ricca di umori e in secondo luogo perchè lanciare sassi in piccionaia è un util€ stimolo alle reazioni e alle idee. L’avanguardia è disoccupata! Questa è la tragica constatazione che il superiore Ministero per gli Affari Avanguardistici (affari editoriali, premio-turistici, rotocalchici, ecc.) ha dovuto compiere ormai da qualche tempo. Il conseguito benessere economico degli avanguardisti al potere ha coinciso con lo scomp«rire di ogni possibile battaglia ch’essi possano combattere: l’obesità dell’avanguardismo in poltrona, che sta crescendo a dismisura, è ormai l’unica vera angoscia esistenziale che resti loro. Essi ormai possono tutto : in musica presentare qualsiasi rumore producibile dall’uomo, in letteratura registrare ogni sottoprodotto di elucubrazioni lessicali; basta esser in regola con le diverse aziende di avanguardismo e tutto fila come l’olio. Ma l’angoscia dell’obesità è la più terribile di tutte: giacche il tragico è che nessuno più fischia o zittisce un avanguardista; egli aspira disperatamente a poter combattere almeno una piccola battaglia col pubblico o coi critici che vanno a sentirlo; ma, ahimè, per quante sciocchezze egli dica, il gregge avanguardistico applaude sempre viribus unitis. Sembra ormai che all’avanguardista non resti altro brivido che giocare a canasta. Ma spunta il clandestino a bordo, cioè l’ignobile Paccagnini, che viene a presentare la sua opera Tutti la vogliono al Festival veneziano, senz’essere in regola nè con le tessere avanguardistiche, nè col centro-sinistra, nè con le parrocchie, nè con la con-findustria. Ecco finalmente l’occasione, attesa da tempo, per organizzare una spedizione punitiva e tornare ai tempi eroici. E’, oltre al resto, una battaglia che non comporta nessun rischio, perchè Paccagnini non si è difeso le spalle : gli avanguardisti potranno avere quindi alleati di ogni colore politico, dall’estrema destra all’estrema sinistra. Perciò, mentre i fascisti disturberanno dentro alla Fenice l’esecuzione dell’opera, le centrali avanguardistische organizzeranno invece le squadre di linciaggio morale ad alto livello, cioè a livello pubblicistico. Così il caso Paccagnini è diventato l’episodio di costume intellettuale italiano più interessante di questo settembre veneziano. Non sono io, si badi, a dirlo; è YObservateur (di Parigi): «per molti — scrive il suo critico — il XXIV Festival sarà quello dello scandalo di Tutti la vogliono». In realtà l’opera di Paccagnini ha dato origine a due diversi spettacoli : uno alla Fenice il 9 settembre, l’altro sui quotidiani e sui rotocalchi nei giorni successivi. E’ stato in questo secondo spettacolo che la sedentaria avanguardia italiana ha potuto rivivere momenti di brivido e gridi di battaglia che le hanno ridato l’illusione di ritrovarsi negli anni venti : salvare l’Italia dall’oscena vergogna di Pacca- 50