Sandro Badiali Carlo Prandi Ernesto De Martino: 2. Storiografia religiosa e storicismo La posizione occupata da Ernesto de Martino nel quadro della cultura europea contemporanea, segnatamente della etnologia e storiografia religiosa degli ultimi trenta anni, è di notevole rilievo. Nella prima parte di questo articolo abbiamo accennato alle tendenze prevalenti nelPetnologia negli anni ’40 e al netto rifiuto opposto dal de Martino alle valenze irrazionalistiche infiltratesi nelle ricerche di etnologi — per tanti aspetti illustri — la cui formazione risale al periodo in cui le teorie di Freud e soprattutto di Jung conoscevano il massimo della loro fortuna e non di rado dai discepoli venivano portate dal piano della scienza a quello della metafisica. Si vedrà oltre come il rigore pun. tuale della polemica non abbia impedito a de Martino di elaborare una teoria della ierogenesi* non del tutto libera da quei motivi di origine psicologica e filosofica che a tutt’altre radici si richiamavano rispetto al filone storicistico d’impronta neohegeliana e marxista. Converrà allora fermarsi sulle tappe più significative percorse dalla storiografia religiosa al fine di meglio collocare l’opera dell’insigne studioso napoletano nel quadro delle indagini sul fenomeno religioso, le cui (*) I vocaboli contrassegnati da asterisco si trovano in ordine alfabetico, esplicati nel glossarietto posto in appendice. origini storico - scientifiche non risalgono a molto più di un secolo di distanza. La religione è un fenomeno universale — il «consenso dei popoli» è, com’ è noto, una delle prove morali addotte dagli scolastici medioevali dell’esistenza di Dio — e la definizione della sua natura è sempre stata data, dal pensiero antico e in particolar modo da quello cristiano, in termini prevalentemente filosofici. Di fatto anche se al pensiero cristiano era ben nota l’esistenza di religioni politeistiche pagane — verso le qua. li si comportò in modo ambivalente, ora rico noscendovi un’aspirazione al Dio vero, ora considerandole come prodotti satanici e, come tali, avversandole acremente —, la definizione che esso formulò del fatto religioso fu quella della religione-tipo, ottenuta col metodo dell’astrazione, in modo che ne risultava più l’essenza ricavata entro una determinata esperienza religiosa, il cristianesimo appunto, che non tutto l’insieme degli aspetti e delle motivazioni che solo le scoperte geografiche, lo sviluppo della coscienza storica e la sopravvenuta sensibilità per le componenti psicologiche e sociologiche potevano porre in luce in tempi ben più vicini a noi. « Reli gai nos religio Omni potenti Deo» dice Agostino, mentre san Tommaso darà questa definizione : «Ad religionem autem pertinet exhibere reverentiam uni Deo secundum unam ra-tionem : in quantum scilicet est primum 54