principium creationis et gubernationis rerum. Deo autem competit singularis excellen-tia, in quantum omnia in infinitum tra-scendit secundum omnimodum excessum... linde religio est specialis virtus ». (1) Bisognerà arrivare al Vico perché il problema dell’origine delle religioni venga affrontato anche in una prospettiva psicologica. Anzi col Vico si inaugura un tipo di interpretazione che, intravista già da Lucrezio, costituirà il sottofondo delle motivazioni elaborate successivamente, sino alle tesi sostenute dal de Martino. Com’è noto, per Lucrezio la religione è una manifestazione cultuale di adorazione verso gli dei determinata dal timore nei loro confronti : la paura, in ultima analisi, è alla base della ierogenesi (Prirnus in orbe deos fecit timor, dice sprezzante Capaneo al grande indovino Anfiarao) (2). Il Vico riprende questa interpretazione e, poiché concepisce il primitivo come un essere essenzialmente dotato di sentimento e fantasia, ritiene che in determinate circostanze esso sia dominato dallo spavento, dal timore e da tutte quelle reazioni che sono originate dal suo fondamentale senso di insicurezza nei momenti critici dell’esistenza. Ma il vero fondatore della scienza religiosa moderna lo troviamo circa un secolo e mezzo dopo i tempi del Vico : Edward B. Tylor, lo studioso inglese che sulla scorta di un’ampia messe di testimonianze raccolte nei continenti extraeuropei da esploratori, missionari e funzionari coloniali, tenterà una prima definizione minima della religione. Ponendo l’accento sulla credenza negli esseri spirituali egli riterrà di scorgere nello animismo la forma più primordiale in cui l’uomo ha espresso il suo sentimento religioso : per l’uomo primitivo ogni essere e oggetto naturale — pianta, animale, fiume, ecc. — è dotato di un ’anima che bisogna temere e quindi ingraziarsi con riti e culti appropriati. Non staremo a discutere, nè peraltro è il compito che ci siamo proposti, le teorie del Tylor e degli autori che hanno proseguito le ricerche storico - religiose nei decenni successivi. Ci preme piuttosto in- dividuare i filoni culturali che hanno informato le scuole etnologiche dalla fine dello ’800 ai giorni nostri per poter inquadrare, nei limiti del possibile, la posizione di Ernesto de Martino nello sviluppo della sua originale ricerca, iniziata nel 1941 con la raccolta di saggi intitolata Naturalismo e storicismo nell’etnologia e stroncata quando ancora egli era nel pieno della sua feconda attività. Nella storia dell’etnologia crediamo di poter individuare cinque correnti fondamentali, senza per questo voler includere necessariamente tutti gli studiosi che si sono occupati di storia religiosa nell’uno o nell’altro di tali indirizzi; in epoca più recente infatti si sono verificati fenomeni di integrazione che hanno reagito agli inevitabili schematismi verso i quali una scuola tende di solito a degenerare. Gli storiografi sono oggi molto più cauti nell’affermare la priorità di determinate componenti e vanno riscoprendo 1’ utilità dell’ indagine storico - comparativa, vale a dire « una fenomenologia di fatti, di rapporti tra fatti e tra processi: una fenomenologia : cioè aperta alla constatazione di rapporti genetici o di influssi tra fatti e processi storici, e aperta alla constatazione di sviluppi paralleli comparabili nelle loro rispettive genesi e nei rispettivi svolgimenti» (3). Si può dire che oggi più che la proposta di nuove tesi e di nuovi schemi interpretativi si vada invece riconsiderando, ad un superiore livello critico, l’enorme massa del materiale raccolto nei decenni precedenti e, soprattutto, i criteri che, in maniera più o meno inconsapevole, hanno guidato l’interpretazione e spesso la raccolta stessa di tale materiale, al fine di compiere un bilancio nel quale venga ristrutturato ciò che di valido rimane nelle teorie elaborate dalle scuole degli ultimi sessant’anni. Le cinque correnti cui prima si è accennato pensiamo di poterle sommariamente riassumere nel modo seguente: anzitutto, in ordine di tempo, la storiografia evoluzionistica di indirizzo filologico e antropologico, iniziata appunto da Tylor e che annovera 55