studiosi come Max Müller, Frazer ed altri. Principio essenziale di tale scuola — pur nella diversa accentuazione dei temi di fondo — è la teoria comtiana secondo la quale il genere umano, sotto qualsiasi orizzonte storico e geografico si sia sviluppato, ha percorso tre fasi uniformi e costanti : lo stadio teologico o politeistico, lo stadio metafisico o monoteistico ed infine lo stadio positivo o scientifico. E’ in questo contesto che si colloca la polemica antimagica del Frazer tutta rivolta a rilevare un insanabile contrasto tra magia e scienza. Un indirizzo di notevole importanza, e che fa capo a Émile Durkheim, è quello rappresentato dalla scuola sociologica francese. Durkheim, in un’opera del 1912 (tradotta solo nel 1963 in italiano), Le forme elementari della vita religiosa, definisce la religione come «un sistema unitario di credenze e pratiche relative alle cose sacre, cioè alle cose separate e proibite: credenze e pratiche che unificano entro una unica comunità morale, «la chiesa», tutti coloro che aderiscono ad essa». Ponendo inoltre il totemismo all ’origine della religione, Durkheim sposta la sua attenzione sulla società, della quale la divinità non sarebbe che un travestimento per meglio dominare l’individuo. Una scuola che ha ancora oggi, specie negli Stati Uniti, molti seguaci è quella fun-zionalista, fondata in Inghilterra da Broni-slaw Malinowski. Secondo lo studioso di origine polacca la cultura di un popolo è un complesso funzionale determinato dalla fisiologia degli individui che compongono la società. Tale cultura mantiene il suo equilibrio sino a quando non intervengono motivi esterni di disturbo. Magia e religione sono i fattori interdipendenti di tale equilibrio, ricoprendo gli orizzonti non ancora dominati dall’ attività razionale. Per inciso notiamo che le teorie di Malinowski convinsero il governo britannico a creare funzionari locali nelle colonie, appunto per mantenere il dominio senza imporre dallo esterno troppi interventi perturbatori. Al padre Wilhelm Schmidt fa capo la scuola storico - culturale fondata a V ienna circa cinquant’anni fa. Ad essa va il merito, al di là di ogni indebita estrapolazione teologica che del resto gli stessi allievi oggi contestano, di aver scoperto, dopo una immensa raccolta di materiale ordinata e interpretata in una monumentale opera in sei volumi (Der Ursprung der Gottesidee), gli Esseri Supremi, divinità somme riscontrabili in tutto l’arco delle religioni dei popoli che ora si trovano alio stato più primitivo. Presso tali popolazioni all’ essere supremo, pure attorniato da molte altre figure oggetto di culto, compete una posizione di assoluto dominio e la sua arcaicità sarebbe confermata dalle concordanze riscontrabili in zone assai lontane l’una dall’altra. Abbiamo lasciato per ultimo l’indirizzo fenomenologico-psicologico, perchè oltre ad essere quello relativamente più recente esso ha svolto una funzione importante nella cultura europea tra le due guerre. Già si è accennato, nella prima parte, come tale indirizzo, nel quale sono confluiti etnologi di diversa provenienza — evoluzionistica, sociologica, psicanalitica —, abbia avuto una sua responsabilità nell’alimentare l’irrazionalismo e la «bramosia di lontane esperienze ataviche», da cui non andarono esenti scrittori come il nostro Cesare Pavese, il quale dirigendo la famosa «collana viola» dell’editore Einaudi propose la traduzione di opere in grande maggioranza di autori orientati in quella direzione. Rudof Otto, Karl Kerényi, Gerardus van der Leeuw, Lucien Lévy -Bruhl, Leo Frobenius, Mircea Eliade sono i grandi studiosi, che, se per un verso diedero contributi determinanti alle scienze storico -religiose e allo studio della mentalità primitiva, per altro verso, tendendo a reduplicare più che a storicizzare i fenomeni religiosi hanno lasciato del tutto aperta, e diremmo pericolosamente aperta, la via all’ illazione della irrazionalità irriducibile della ieroge-nesi, confinata nell’ ambito dell’ ineffabile, del tremendum e deWaliud valde* 56