vista della coscienza che non vi è più impegnata « la vita religiosa rientra nella vita pratica, e precisamente nel novero delle «tecniche» : ogni complesso mitico-rituale è appunto una «tecnica» per stare nella storia come se non ci si stesse, è una pia fraus per occultare a sè una storicità che schiaccia». Quale sarà allora il compito di una storia delle religioni che non ha più alcun legame irrisolto col suo oggetto proprio? Il suo compito sarà quello di ricondurre sul piano della storia ciò che per il credente è ancorato nella metastoria : «storicizzare una religione significa ricondurre a ragioni umane ciò che nella limitazione della coscienza religiosa appaiono ragioni divine : significa rigenerare mentalmente il processo per cui, in una data civiltà religiosa, apparvero certe forme del divino, e non altre, e formarono tradizione certi atti rituali così e così qualificati, e non altri». Per cui «la scelta si impone: o si crede nell’intervento divino nella storia, e allora non sono storicizzabili nè la religione « vera » in cui si crede nè le altre «false» in cui non si crede, ovvero si entra nel dominio della coscienza storiografica, e allora questa coscienza si integra necessariamente nella visione storicistica del mondo..., e questo impedisce di poter tornare in buona fede alla coscienza religiosa (cioè miti-co-rituale)» (5). Nell’aprile del 1958 de Martino pubblicava nella famosa collana viola, a dieci anni di distanza dalla prima edizione de Il mondo magico, l’opera certamente più impegnata in senso teoretico: Morte e pianto rituale nel mondo antico. Il volume si compone essenzialmente di due parti, la prima delle quali, costituita dal primo capitolo (Crisi della presenza e crisi del cordoglio), contiene l’elaborazione più ampia e più matura del pensiero demartiniano in rapporto alle principali correnti della cultura contemporanea. Egli stesso, nella prefazione, avvertiva che «lo storicismo di cui qui si tratta è largamente influenzato dal pensiero del Croce, anche se altre istanze del moderno umanesimo — come l’esistenzialismo e il marxismo — vi sono accolte e giudicate nel loro motivo di verità» (6). A questo proposito sarà utile riprendere alcune tesi ribadite dal Croce in un’ampia recensione dedicata a 11 mondo magico. In tale volume de Martino aveva espresso la opinione che le categorie speculative che reggono il pensiero e la produzione culturale della civiltà «europeo-occidentale» non erano applicabili alle età primitive ed in particolare al «mondo magico». In effetti, lo studioso napoletano, dal tipo stesso della ricerca e dai notevoli risultati a cui era approdato era stato spinto ad amplificare indebitamente le conclusioni delle sue indagini al punto da sottovalutare tutti gli altri aspetti della vita di una società primitiva che, in modo più o meno palese, vi sono sempre presenti. Egli era così incorso nello stesso errore metodologico di Lévy-Bruhl, il quale, dalla scoperta di alcuni aspetti caratterizzanti la mentalità primitiva, fu portato a ipostatizzare il momento prelogico come unico modo di essere di fronte alla realtà del pensiero dei primitivi; ma, proprio come Lévy-Bruhl verso la fine della vita si era reso conto dell’ unilateralità del suo prelogismo, così de Martino con notevole onestà intellettuale e rara capacità di ritornare sulle proprie posizioni, nelle successive sistemazioni del suo pensiero lasciò spazio ad una comprensione sempre più ampia ed articolata dei fenomeni indagati, senza per questo rinunciare al nucleo di fondo delle sue tesi. Il Croce nella già citata recensione aveva invitato il nostro Autore a ritornare sul problema delle categorie o forme del pensiero, al fine di non compromettere l’eredità da lui ritenuta essenziale del suo pensiero : «Perchè così si verrebbe a negare implicitamente la perpetuità delle categorie con lo storicizzarle, laddove storicizzare, ossia pensare e narrare la storia, non si può se non in virtù di quella sorta di aristotelico ¡(motore immoto», che sono le categorie» (7). Senonchè il Croce, filosofo di una borghesia colonialista più negli orientamenti mentali che non negli effettivi risultati pratici, a breve distanza di tempo dalla recensione ora esaminata pubblicava un brano dal contenuto brutalmente rivelatore da cui emerge come le categorie fos- 58