Umberto l/iuarelli La Chiesa dei poveri Nel Concilio Ecumenico sono state dette grandi cose sulla Chiesa dei poveri; forse, la Chiesa dei poveri è stata la scoperta più evangelica, più moderna, più rivoluzionaria che il Concilio Ecumenico ha proposto alla nostra coscienza di cristiani. Ma, nonostante questi documenti, queste scoperte, queste prospettive profetiche che il concilio ci ha messo dinnanzi, non ho ancora trovato la lucidità, la profondità, la incisività della Chiesa dei poveri come Don Primo Mazzo-lari l’aveva vista, l’aveva gridata, l’ha sofferta e l’ha pagata. Il problema della Chiesa dei poveri è incominciato a fermentare nella coscienza dei cattolici attraverso una di quelle tante, semplici, ma originali parole di Giovanni XXIII, quando l’il settembre 1962, un mese esatto prima dell’apertura del Concilio, nel suo discorso di preparazione, di invito al Concilio, diceva quelle parole, ormai diventate il punto di partenza per chiunque vuole affrontare questo problema : «La Chiesa, attraverso il Concilio, si presenta quale è, e quale vuole essere, come la Chiesa di tutti e particolarmente la Chiesa dei poveri)). Da allora, attraverso la responsabilità di molti Vescovi che venivano dal mondo dei poveri, o venivano dalla sofferenza dei poveri, dimenticata in un mondo che sempre più affoga nel benessere, attraverso la ripresa di coscienza anche della cultura cattolica e dei teologi, a poco a poco si è profilata sempre meglio la delineazione di questa Chiesa dei poveri. La quale, non è un aggiornamento della Chiesa a livello del secolo che viviamo, non è la Chiesa alla quale si aggiunge qualche cosa per essere meno indegna o meno incapace di dialogare, di parlare con lo sconfinato mondo dei poveri, che oggi diventa sempre più schiaffeg-giante per la nostra coscienza di uomini civili e di uomini benestanti : la Chiesa ha scoperto veramente che la sua essenza, la sua vocazione è legata ai poveri. Non è quindi un’aggiunta, non è una concessione; perchè esiste una sola Chiesa: la Chiesa dei poveri. Non c’è la Chiesa dei santi, la Chiesa dei peccatori, la Chiesa dei teologi, la Chiesa dei Vescovi, la Chiesa dei papi; la Chiesa diventerà veramente la Chiesa di tutti nella misura in cui sarà la Chiesa dei poveri. La Chiesa è il Cristo che continua nella storia. Noi dobbiamo riscoprire questa realtà che è spirituale, invisibile, interiore in ogni coscienza, anche nelle coscienze che hanno il dono di conoscere la presenza di Dio dentro di se; ma la Chiesa è anche realtà storica, carnale, perchè il Cristo, ieri, oggi e sempre, è Dio fatto carne, è Dio fatto povero, è Dio fatto operaio. Dopo venti secoli facciamo questa strana scoperta. Ricordo quando Pio XII volle dare un senso religioso al primo maggio dedicandolo a San Giuseppe operaio. Su « Adesso » scrivemmo che ci rincresceva non si avesse avuto il coraggio di dedicare il primo maggio a Cristo operaio, quasi ci vergognassimo di avere un Dio con i calli sulle mani, quasi ci vergognassimo che il nostro Dio avesse fatto per 30 anni, non il 70