cultura io fabbrico gli ignoranti e ci speculo sopra e li condanno perchè sono ignoranti. Quando dentro manco di amore io costruisco un mondo di egoismo. Ed il mio egoismo diventa il Cristo crocifisso: il Cristo venduto dal denaro, che è il mio idolo; il Cristo inchiodato dalla paura di Pietro, che è la mia paura, la mia viltà spirituale; il Cristo tradito anche dal popolo, fuorviato dai capi che invece di servire fanno il gioco del potere. La storia di Cristo diventa la storia dell’umanità, la storia del Povero di- venta la storia di tutti i poveri. Ora come attraverso il Cristo abbiamo scoperto il povero, attraverso il Cristo andiamo alla scoperta della Chiesa. Che cosa è la Chiesa se non la continuazione, nella storia, della Incarnazione, della presenza, dell’ azione, della realtà di Cristo Dio-Uomo? Ma Dio-Uomo povero. Non possiamo costruirci un Cristo secondo le nostre misure : un Cristo filosofico, un Cristo teologico, un Cristo culturale, un Cristo borghese, un Cristo progressista. Sono tutte etichette che non tengono, perchè tutte etichette di paura; la paura di incontrarci con l’unico Cristo, che è il Cristo povero. Per questo la Chiesa, attraverso i secoli, viene tradita quando, di volta in volta, le fanno fare il servo di questo o di quel sistema. Allora Cristo viene tesserato, viene etichettato: e diventa occidentale, e diventa democristiano, diventa comunista. No, il Cristo merita solo un titolo : il Povero, l’Incarnazione che continua. Allora la Chiesa dei Poveri è l’unica Chiesa; e noi per entrarci, dobbiamo diventare poveri, dobbiamo incominciare ad accettare la nostra povertà di dentro, accettare la solidarietà, non il paternalismo, verso i poveri. Sentirci carne dei poveri, sofferenza dei poveri, ignoranza dei poveri, perchè siamo noi i costruttori di questa realtà storica dei poveri. Per capire meglio il mistero di Cristo, che è il mistero del povero, è il mistero del peccato, è il mistero della Chiesa, vorrei porlo nella luce di una pagina evangelica che è proprio la pagina evangelica della seconda domenica di avvento. Giovanni dalla sua prigione (i profeti sono sempre imprigionati) aveva saputo delle opere di Cristo e al lora mandò due dei suoi discepoli a chiedergli: «Sei tu che devi venire o dobbiamo aspettare un altro?». E Gesù rispose: «Andate e riferite a Giovanni quello che udite e quello che vedete : i ciechi vedono, gli storpi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risuscitano, il vangelo è annunziato ai poveri, e beato colui che non si scandalizza in me». Che cosa è la storia? Attraverso queste semplici parole evangeliche, la storia è l’attesa di Uno che deve venire. Tutte le volte che non è il Cristo che viene, sono i poveri che pagano; tutte le volte che il Cristo non viene, cammina il progresso e imbarbarisce la civiltà. Questo progresso, che io ammiro, da chi viene pagato, chi paga gli scienziati, chi paga questa scienza? La paghiamo tutti evidentemente e quel giorno in cui non saremo capaci di usare con mano fraterna l’energia atomica, finalmente i poveri saranno vendicati nella giustizia che colpirà ugualmente tutti. Ma quando questo progresso è ancora mantenuto dall’ equilibrio delle civiltà, che poi è un equilibrio di terrore, questo progresso da chi è pagato? Lo scarto che ogni civiltà porta dentro di sè tra progresso e umanizzazione; da chi è pagato? Dai poveri. L’economia si perfeziona e la gente continua a morire di fame; la cultura si raffina, i libri si moltiplicano e la gente — milioni di uomini — marciscono nell’ignoranza; non hanno neppure il gusto di sentirsi intelligenti, neppure, direi, il sapore di avere una coscienza, una libertà. Si sentono animali che hanno bisogno di mangiare, soltanto mangiare. Questa civiltà, questa civiltà del danaro, della macchina, da chi è pagata? Evidentemente è un «altro» che viene, non è il Cristo. E nella storia queste diverse scadenze dilatano l’attesa degli uomini, ma i poveri sono ingannati anche in questa attesa, i poveri sono turlupinati anche in questa attesa. Ammonisce il Vangelo: «Se vi dicono: il Cristo è là o il Cristo è quà, non credete». 72