Questa bestemmia, non soltanto i credenti la dicono, anche i non credenti, quando fanno sperare i poveri in qualcuno che non è ((Colui che deve venire». Allora non mi importa che tessera offre, che emblema innalza. Tutte le volte che una civiltà non è fatta su misura dell’ultimo — sul povero — sia essa occidentale oppure orientale, sono sempre i poveri che pagano, sempre i poveri che sono giudicati, condannati, crocefissi. 11 Cristo continua la sua storia di passione. «Sei tu che devi venire o ne aspetteremo un altro?» Cristo come risponde? ((Andate e riferite quello che vedete e quello che udite : i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, gli storpi camminano». Allora il Cristo chi è? Un messia temporalista? Dal Vangelo sappiamo che quando vollero farlo re, Gesù scappò. Cristo non è venuto per dominare, ma per servire. Il Cristo quando fa camminare uno storpio paga quel che noi dovremmo paga-re; quando sfama la turba affamata, paga quello che noi dovremmo pagare. Il Cristo ha fatto il suo mestiere di povero a servizio dei poveri. Ma se il Cristo è venuto per liberare «i poveri nella carne », è venuto anche per liberare « i poveri di dentro ». « Guai ai soddisfatti! » Ecco i primi poveri! Il lusso altro non è che la miseria capovolta. Se provassimo ad avvicinare certa gente che vive soltanto sulla ricchezza procurata dagli altri ed ha un solo mestiere : occupare inutilmente la giornata, noi li sentiremo miserabili, della miseria più spaventosa, più arida. Il povero, il «miserabile» povero ha ancora dentro la capacità di rivolta, qualche volta, dentro porta ancora «fame e sete di giustizia». Ma questa gente satolla, questa gente sazia, non ha bisogno più di niente : non ha neppure bisogno di Dio. Questa è la prima povertà che il Cristo è venuto a portar via. La storia ci trova sempre dinnanzi a false alternative. C’è gente la quale vuole liberare l’uomo senza liberargli la coscienza. Basta edificare strutture nuove, strutture diverse, strutture più razionali. D’accordo. Le strutture sono una realtà molto importante perchè l’uomo vive anche di pane, non solo di pane, ma anche di pane. L’uomo ha bisogno di verità, ma ha bisogno anche di pane. L’uomo ha una coscienza, ma ha anche uno stomaco; l’uomo ha un desiderio di infinito, ma anche un bisogno di concretezza carnale. Basterebbe che noi pensassimo come il nostro Dio quasi ci ha invidiato questa condizione per cui ogni pensiero diventa carne, ogni palpito del cuore diventa carne. Il nostro Dio si fa storia per testimoniare sensibilmente la sua presenza, che noi potevamo pensare irraggiungibile. Ma per quale motivo il Cristo, in questa pagina, sembra quasi ridurre la sua vocazione messianica alla liberazione umana dei poveri, se non per farci capire che l’altra tentazione la pretesa di salvare l’uomo presumendo di togliergli soltanto il male della coscienza — è non meno pericolosa e più ipocrita? Cristo ha fatto una sola realtà di due concretezze: Dio e l’uomo. Tutte le volte che noi crediamo di salvare l’uomo spaccandolo, noi non spacchiamo Dio, spacchiamo l’uomo; non bestemmiamo soltanto Dio, ma anche Dio fatto carne. Ecco allora la verifica, la verifica concreta, storica, esistenziale : il povero nella storia rappresenta la verifica della liberazione interiore che portiamo dentro, della giustizia interiore che abbiamo, della libertà interiore che possediamo. Se siamo liberi, liberiamo gli altri; se siamo giusti costruiamo strutture giuste; se noi dentro abbiamo l’amore, noi facciamo un mondo fraterno; se dentro abbiamo la violenza, noi scateniamo la guerra; se dentro abbiamo la pace, noi costruiamo un mondo pacifico. Ecco allora la coincidenza tra il Cristo e il povero: il Cristo salva l’uomo totale dal peccato e dal riflesso storico del peccato che è la povertà fisica, la povertà dell’ intelligenza, la povertà delle braccia. Un uomo ha le braccia e non può lavorare : è una condanna. Dio gli ha dato le braccia per costruire, per lavorare, e gli si impedisce di fare quel che Dio gli ha chiesto di fare. Si dirà che sto facendo della mistica. Il guaio è che i cattolici hanno fatto della falsa mistica, della pseudo mistica; 73