avrete fatto al minimo di costoro, l’avrete fatta a me». La Chiesa è il Corpo Mistico di Cristo : questo lo sappiamo tutti e non facciamo fatica ad ammetterlo perchè è un Cristo impalpabile, impalpabile per la nostra poca fede. Se fossimo anime ardenti, sentiremmo passare dentro di noi la vita di tutte le anime, il dolore di tutte le anime, la storia del peccato di ogni anima. Questa solida-darietà misteriosa di me, attraverso il Cristo, con tutti gli uomini, con tutta la storia, diventa nel Cristo il crocevia di tutta la la storia di tutte le anime. Ma questo «Corpo Mistico» ci sfugge e diventa fatalmente un alibi alle nostre vigliaccherie, alle nostre paure, ai nostri egoismi. C’è un «corpo carnale, storico» di Cristo e sono i poveri. Oggi c’è una coscienza storica che cresce. E’ Cristo che lievita, è Cristo che fermenta, è Cristo che emerge anche là dove noi diciamo che non credono in Lui. La grande gioia di sentire nel Concilio finalmente riconosciuta la libertà di coscienza, che è la libertà di Cristo di nascere in qualsiasi uomo, perchè non c’ è nè negro nè bianco, nè colto nè ignorante, nè libero, nè schiavo, perchè tutti sono il Cristo povero, o dentro o fuori! Queste sono le dilatazioni della Chiesa; così la Chiesa diventa ecumenica, così la Chiesa diventa di tutti. Ma deve passare attraverso il povero, altrimenti è una chiesa di privilegio, una Chiesa disincarnata, una Chiesa teologica, una Chiesa letteraria, culturale, non una Chiesa-Cristo fatto carne, oggi- E’ stato detto nel Concilio che la Chiesa è il popolo di Dio. Quando qualche amico mi esprime le sue comprensibili delusioni di fronte a certe conclusioni del Concilio, gli dico sempre che non è furbo. Bastano due parole del Vangelo a capovolgere la situazione, se sappiamo leggere. Così, in Concilio han detto abbastanza, se sappiamo leggere e se sappiamo soprattutto vivere quel che è stato detto. Se provo a pensare cosa possono dire queste due parole : Chiesa, popolo di Dio, mi accorgo che è la storia da Costantino in poi che salta per aria, che è la Chiesa giuridica che viene superata, è la Chiesa del potere che viene superata. Se poi la accostiamo alla «Chiesa dei poveri», la Chiesa è il popolo di Dio incamminato verso il Regno di Dio. Ora in questo popolo, siamo tutti fratelli. «Non fatevi chiamare maestri, siete tutti fratelli». In questo popolo di Dio non ci sono classi, non c’è razzismo, non ci sono divisioni, siamo tutti chiamati a incarnare lo stesso Cristo. Così la gerarchia non è una gerarchia di potere, nel senso umano, è una gerarchia di servizio, perchè il battesimo nel Cristo vale quanto l’ordine nel Cristo; il sacerdozio nel Cristo vale quanto l’ordine nel Cristo; il sacerdozio nel Cristo vale quanto il matrimonio. Sono diverse maniere di costruire il popolo di Dio. Ma il popolo di Dio incomincia dall’ultimo perchè se noi escludiamo i poveri, escludiamo il Cristo. Che ne facciamo di una Chiesa senza Cristo, che conta una gerarchia senza Cristo, che cosa è un laicato senza Cristo, che cosa è una teologia senza Cristo? E tutte le volte che la cultura, il diritto, la legge, escludono il povero e lo calpestano, noi escludiamo o calpestiamo il Cristo. Questa è mistica, sì, ma rivoluzione; mistica che diventa ogni giorno impegno di rivoluzione. Nella Chiesa, nell’unico popolo di Dio vedo due vocazioni : c’è una vocazione profetica — la voce profetica dei poveri — che è affidata al sacerdozio. «La buona novella annunciata ai poveri». Noi preti non siamo uomini di cultura che fanno gara con altri uomini di cultura. Questo mestiere non ci appartiene. Noi siamo gli evangelizzatori, noi siamo i portatori del Vangelo ai poveri, noi siamo la voce profetica dei poveri. Al laicato invece spetta il servizio storico dei poveri, la costruzione storica della civiltà a servizio dei poveri. Ciò impone il capo-volgimento permanente dei valori umani, perchè il povero mette in crisi ogni valore. Il povero, come Cristo, è segno di contraddizione. Una cultura che escluda il povero è una falsa cultura; una economia che escluda il povero è una sbagliata economia. Una politica che escluda il povero è fallita. La statistica rende evidentemente manifesta 75