questa dichiarazione, per quanto possa sembrare mistica. Come mai nel mondo abbiamo un quarto di umanità che consuma tre quarti dei beni economici? E’ chiaro: questa gente affama gli altri, questa gente è affamatrice degli altri. Come si fa la rivoluzione? I laici chiedono a noi, chiesa-magistero, chiesa-grazia, chiedono al sacerdote di diventare ((chiesa dei poveri». Ma « la civiltà per i poveri » spetta a loro. La Chiesa sarà rivoluzione delle coscienze, dovrà riconquistare la libertà della parola profetica, in modo che il sì sì, no no, diventi non l’eccezione di qualche testa calda, ma l’unica diplomazia che la chiesa dei poveri conosce dinnanzi a questo mondo. Ma ai laici compete verificare sull’ultimo tutte le strutture, perchè l’ultimo è il Cristo che dà la misura di ogni problema concreto storico. Giovanni XXIII giustamente ha detto: la Chiesa è la Chiesa di tutti e particolarmente la Chiesa dei poveri. Però ha aggiunto un piccolo inciso : «Si presenta quale è e come vuole essere». Come fa la Chiesa a divenire «Popolo di Dio? ». Ci siamo dentro tutti, siamo tutti Chiesa, siamo tutti responsabili, siamo tutti impegnati a incarnare il Cristo povero nella storia. Come fa la Chiesa a rimanere la Chiesa dei poveri di fronte al mondo, di fronte a ogni civiltà? La Chiesa deve meritare di essere «la Chiesa dei poveri» e per questo deve essere la «Chisa povera». Deve vincere le tre tentazioni che il Cristo, una volta per tutte ci ha insegnato a vincere nel deserto : la tentazione del denaro, la tentazione della paura della libertà, la tentazione del dominio. La Chiesa per la prima deve avere il coraggio di fare una scelta definitiva tra Dio e Mammona. Se vuole predicare profeticamente al mondo : «non potete servire due padroni», la Chiesa per prima deve liberarsi dal danaro; non soltanto dal danaro ma anche dalle complicità con il danaro, e dalle vanità mondane. La riforma liturgica, a mio parere, è il primo abbozzo per ritrovare uno stile di semplicità e di povertà, per cui la liturgia non diventi compiacenza estetica di qualche anima bella, ma dialogo di popolo. E io attendo il giorno i cui il popolo inventerà il suo dialogo, la sua liturgia ,e ritorneremo così alle più antiche tradizioni della chiesa, quando ogni chiesa inventava la sua liturgia, perchè lo Spirito ((soffia dove e come e quando vuole». Bisogna riconquistare questa semplicità, questa povertà per cui i poveri non facciano fatica a riconoscersi dei loro. Qualche giorno prima dell’inizio della prima sessione del Concilio ecumenico un giornalista francese scriveva : Cardinal Siri, ricordati che sei figlio di un portuale; Cardinal Ottaviani, ricordati che sei figlio di un fornaio di Roma, Cardinal... (non ricordo il nome) ricordati che sei figlio di un minatore. Ma noi preti cosa siamo? La maggioranza dei preti sono figli di contadini e di operai. Ma poi, a poco a poco, veniamo imborghesiti da un certo sistema mentale e culturale. Diventiamo casta. Dobbiamo invece riconquistare quella simpatia dei poveri per cui ci riconoscano come dei loro. Allora, avremo la capacità anche di rompere con il mondo, quando avremo fatto il salto di là : bisogna andare a nascere nella capanna di Betlemme, bisogna avere il co-raggio di lavorare a Nazaret come un operaio. Liberarci dalle vanità, primo passo. Liberarci dal danaro e dalle complicità col danaro. Il vescovo Eldel Camara, in una commissione preparatoria al Concilio ecumenico, faceva questa affermazione : «La Chiesa di fatto è legata economicamente al capitalismo; essa ne vive, ciascuno è preso in un insieme, prigioniero di strutture, di ingranaggi di una grande macchina che gira. Bisognerebbe educare la gente di chiesa come si educano i paesi sottosviluppati; dare una coscienza dell’economico e del sociale, e una coscienza morale di fronte ai fatti economici e sociali. Molti sono incoscienti, ma possiamo noi ritenerci innocenti dello scandalo? La Chiesa è arrivata essa stessa a essere una grande potenza capitalistica. Non solamente essa è complice dello sfruttamento del lavoro dei popoli sottosviluppati, per mezzo delle potenze e delle grandi società 76