CRONACHE E RASSEGNE Mario Baroni Penderecki e Petrassi al Festival di Venezia *|. « Passio et mors domini nostri Jesu Christi secundum Lucam » di Krzysztof Pendcrecki ha concluso l’ultimo festival di musica contemporanea della Biennale di Venezia. Molto esattamente la presentazione mette in rilievo che « tutti i mezzi impiegati nel lavoro sono determinati dal testo e dall’azione; ciò vale anche per il timbro del testo latino, ivi compresa la possibilità di servirsi di vocali e consonanti quali valori timbrici... Sono inoltre compresi tutti gli strati intermedi immaginabili tra la parola musicata e la parola in sè e per sè. In particolare il coro conosce tutti i modi espressivi; dal cantare, bisbigliare, parlare, fino all’urlo e al riso... La nuova tecnica orchestrale che Penderecki ha elaborato finora nelle sue « partiture di timbri » si trova anche in questa musica per la Passione. Ma tali mezzi stanno qui in assoluto servizio dell’ espressione drammatica che la rappresentazione dell’azione e del doloroso cammino di Cristo esige... Penderecki vede la Passione più come un fatto attuale oggi al pari di ogni tempo che come accadimento storico obbiettivo ». Tutto indiscutibilmente vero a parte quell’accenno all’«assoluto servizio» che secondo le intenzioni dell’esecutore e l’esegesi del recensore dovrebbe stare alla base dello intero edificio : il fatto è che se a qualcuno venisse in mente di saggiare la resistenza dell’assoluto servizio e non la trovasse poi così assoluta, tutto l’edificio correrebbe il rischio di un sinistro di non trascurabile gravità. C’è inoltre un’altra circostanza che può apparire strana o incoerente, cioè la commistione esplicita di elementi linguistici disparati che la presentazione stessa mette in luce : canto e rumore, valori timbrici e valori «musicali», linguaggio contemporaneo e struttura barocca, non senza allusivi riferimenti bachiani : e in effetti Luigi Pesta-lozza, sul numero 38 di « Rinascita », parla a questo proposito di eclettismo in termini non perfettamente elogiativi. Può sembrare però che le ragioni di Penderecki siano da questo punto di vista abbastanza solide : la concezione di Cristo come di una costante dell’animo umano, a-storica e « attuale oggi al pari di ogni tempo» era già ad esempio di Pasolini e può essere comunque feconda di risultati: c’è dunque una ragione di questo eclettismo : « il libero, a-metrico andamento delle parti corali» che, sempre secondo la presentazione, «si rifà al corale gregoriano», la suggestione bachiana della struttura generale, l’uso della melodia e lo uso del rumore, potrebbero dunque simboleggiare questa presenza eterna. Il punto debole di tale simbologia, consiste tuttavia nel fatto che a questa pluralità di mezzi non corrisponde una concezione unitaria della fantasia, una concentrazione assoluta su quel punto eterno che permane nei secoli al di là delle vicende dell’uomo, cioè il porre Cri- 80