Aro Raja Ironia e favola nelle opere di Donzelli A due anni di distanza dalla mostra che Donzelli tenne alla Galleria 2000 di Bologna, come Oreste Ferrari notava allora nella presentazione al catalogo, «la ricerca intrapresa dal giovane pittore resta profondamente radicata alla esperienza del reale : ed è su questo terreno che egli dovrà sapersi tenere costantemente, se vorrà consolidare la sua fisionomia artistica ed evitare i rischi di un facile e forse anche fortunato ammaniera-mento delle sue qualità»; e crediamo di non errare nell’ affermare che oggi l’artista ha proseguito quell’ intento consolidandolo e precisandolo. Infatti i suoi primi quadri del ’64, con titolo ((metamorfosi», in cui la realtà circostante veniva resa (nella sua totale espressione) per una sottile componente organica ambigua, sono, a nostro avviso, i dati essenziali per una lettura delle nuove opere, dove ogni alone ambiguo pittorico si è risolto in chiarezza linguistica con la conseguenza che la sua prima esperienza del reale si è maturata a tutto vantaggio del significato affettivo simbolico dell’ originario organicismo. Certo non vogliamo alludere minimamente che opere di tal genere non abbiano avuto una loro precisa importanza, ma solo evidenziare come esse siano state il tramite dello sviluppo e la determinazione di una nuova iconografia che proprio partendo da quella informe organicità si è definita nel contesto dei nuovi dipinti. Nella maturazione esperienziale, Donzelli, meglio analizzando il suo personaggio (l’uomo), è riuscito ad ambientarlo in uno spazio familiare, dove ogni oggetto, sia pure apparentemente, sem- bra essere collocato casualmente in una incidenza dialogica con la storia del personaggio stesso. Ed ecco come la metamorfosi implicita nelle rappresentazioni precedenti (cioè l’autodeterminarsi di parti organiche nel contesto del dipinto) per una resa aggressiva convalidata da colori accesi e intensamente materici, si è venuta man mano, proprio per una dialettica tendente ad una più idonea oggettivazione delle immagini, a proporre non già per una sintesi riduttiva, ma per una corrispondenza semantica tra la vita del personaggio e la realtà circostante. L’operazione cui mira il nostro artista è appunto di carattere oggettivo, in quanto la resa è tra le più fedeli al panorama percettivo che ci circonda, solo che nella trasposizione di dette immagini la caratteristica oggettuale, passa in secondo ordine per dare pieno adito (quindi vengono adoperate quale mezzo strettamente comunicativo) alle componenti fabulesche che sono caratteristiche precipue al poetare, se c’è concesso dire, del giovane artista. Quindi Donzelli, pur appropriandosi, come sopra abbiamo detto, di immagini ormai usuali e propagandate per fini educativi (i così detti mass-media), li adopera proprio per una demitizzazione degli stessi, ad un fine discorsivo alla cui base rimane sempre un intervento più che manuale, come avviene per i così detti adepti del fumetto integrale — essenzialmente intellettivo — in una riconoscenza di fattori che più che esteriori sono intimamente legati allo sviluppo espressivo — soggettivo — in contrasto al gran dilagare di operazioni anonime alla cui base per la maggior parte 93