RECENSIONI E SCHEDE Rinaldo Salundori Renato Giusti Franco Rassani MOVIMENTO OPERAIO ITALIANO E SOCIALISMO RIFORMISTA Nel corso del 1965 le Edizioni del Gallo hanno pubbblicato due volumi di un certo significato : la terza parte della Storia del Movimento Operaio Italiano di Giulio Trevisani (che in tal modo completa la sua narrazione iniziata nel primo volume con lo studio della rivoluzione industriale e che arriva ora sino allo scioglimento della C.G.L., avvenuta agli inizi del 1927) e 11 Movimento Operaio e Socialista - Bilancio Storiografico eProblemi storici, che presenta gli atti del Convegno di Firenze -18-20 gennaio 1963 (come si precisa nel sottotitolo), Le due opere assolvono ad una funzione complementare; la prima è dichiaratamente di carattere divulgativo, nei senso autentico del termine, la seconda di carattere problematico. Il Trevisani infatti recepisce gli studi, le direzioni di indagine e i risultati della storiografia marxista dal secondo dopo-guerra ai giorni nostri; il risultato raggiunto non vuol essere comunque una « summula » pura e semplice degli studi fatti, ma una narrazione che si colloca al più alto livello selettivo dei dati raggiunti. Se pertanto la fatica del Trevisani non ci porta dei risultati nuovi, ci offre però, in un discorso piano e comprensibile, la prima storia completa del movimento operaio dalle origini al consolidarsi del fascismo. Perciò l’opera è destinata, per il futuro, ad essere sempre più un punto di riferimento obbligato; di questa nostra valutazione è dimostrazione il fatto che a pochi mesi dall’uscita dell’ultima parte, già si è proceduto ad una seconda edizione. L’altro volume contiene una serie di relazioni impegnative, presentate al convegno citato da studiosi di orientamento culturale diverso (marxisti, crociani, ecc.) ma ugualmente impegnati nella storiografia del movimento operaio. I relatori (Gianni Bosio, Carlo Francovich, Pier Carlo Masini, Gastone Manocorda, Leo Valiani, Gaetano Ar-fé, Franco Catalano) non si limitano ad indicare le maggiori conquiste in questo campo particolare di studi, ma entrano in valutazioni critiche, segnalando carenze e dissonanze, impostazioni metodologiche e finalità a volte scientifiche e a volte puramente pratiche. In tal modo nascono evidenti nuove prospettive di incremento e linee particolari di indagini da perseguire per il futuro. Più che stimolante è pertanto la lettura, nel corso della quale ancora appaiono valorizzazioni di componenti anarchiche, libertarie, riformiste e democratiche che non sempre appaiono completamente convincenti; il ventaglio di possibilità interpretative si potrebbe considerare completo; ma è giusto usare il condizionale poiché già oggi (a quattro anni dal convegno) appaiono direzioni non emerse nel passato, oppure non affiorate con l’evidenza attuale; intendiamoci esplicitamente riferirci ad una brusca virata accennata prima ed ora apertamente dichiarata dalla Rivista storica del Socialismo, che, arrivata all’ottavo anno di vita con ventisei nutriti numeri, dopo reiterati dibattiti sugli effetti negativi dello stalinismo nel campo della storiografia, si pone in polemica con l’interpretazione gramsciana (o nazional-popolare) della nostra storia recente, per accentuare il momento libertario e genuinamente leninista dell“ vicende storiche. Con un linguaggio spesso apertamente provocatorio intende opporsi alla storiografia « ufficiale » del partito comunista arrivando sino alla rivalutazione dell’intransigenza di Bordiga, polemicamente anti-democratica e anti-parlamentare; in 99