definitiva ci troviamo di fronte ad una aperta rivolta contro il « togliattismo », rivolta che programmaticamente comporta l’abbandono di tutto il corpo degli abituali collaboratori alla rivista e la costituzione di un nuovo gruppo, prevalentemente reclutato fra giovani di varia estrazione ereticale. In tutto questo non vi è nulla di scandalistico poiché in una buona repubblica degli studi, c’è posto anche per coloro che vogliono muvere le acque della « gran bonaccia »; c’è solo da augurarsi che il rigore degli studi non venga sacrificato. Per i contraccolpi politici che ne possono derivare, non entriamo in argomento in questa sede, per quanto questi possano essere più che rilevanti. Infatti è la prima volta in Italia, dalla fine della guerra, che viene esplicatamente condotta una battaglia culturale da sinistra, sotto l’insegna apertamente proclamata dell’anti-democrazia. Mentre sempre più viva si fa l’attenzione politica verso le vicende esterne ed interne del movimento socialista in Italia, e verso le varie posizioni dei partiti e delle correnti (e al conseguente germinare di nuove impostazioni ideologiche) anche la storiografia dà il suo contributo di chiarezza e di ripensamento. Fernando Manzotti, nell’agile collana dei Quaderni di storia diretti da Giovanni Spadolini, editi da Le Monnier, offre nel volume 11 socialismo riformista in Italia (1965) un projfilo sintetico delle vicende dei partito socialista riformista sorto dopo l’espulsione di Bissolati, Bonomi, Podrec-ca e Cabrini, avvenuta nel corso del Congresso socialista di Reggio Emilia del 1912. Il Manzotti partendo, da una interpretazione di tono liberale, vede giustamente nel partito socialista riformista, più un partito democratico-liberale che un partito socialista, che consolida un’influenza giolit-tiniana sul movimento operaio. Le ragioni della nascita del nuovo partito, oltreché all’accennata espulsione, vanno ricercate nella volontà di favorire in Italia la concessione del suffragio universale, che verrà poi applicato per la prima volta nel 1913; ma si caratterizzano meglio nella lotta per un interventismo democratico nella prima guerra mondiale, differenziandosi così sempre più questo partito dal socialismo ufficiale, proclamatamente neutralista, anche se con venature di simpatia verso gli stati occidentali a reggimento liberale e democratico. Comunque é giusto concordare con il Manzotti che in effetti il nuovo partito, più che una forza autonoma del movimento socialista, divenne sempre più una componente genericamente democratica del sistema di pesi e di contrappesi che Giolitti aveva creato e che non trova grandi modifiche nemmeno quando il Giolitti interrompe per brevi periodi la gestione diretta del potere. Ricco di intelligenti annotazioni, di revisioni di giudizi, di profili critici e di pagine veramente notevoli per stile e freschezza pure il volume di Gaetano Arfé, Storia del socialismo Italiano (1892-1926), (Einaudi 1965) Anche l’ispirazione dalla quale parte l’Arfé risulta evidente sin dalle prime pagine; staccandosi nettamente dalla storiografia di ispirazione comunista l’autore valuta positivamente l’opera di quel riformismo italiano che non si costituì mai in partito a sé (se non quando il fascismo aveva già conquistato il potere) ma che rimase sempre nell’interno del partito socialista ufficiale. Così la narrazione che prende l’avvio dalla contrapposizione di Turati e Labriola (assegnando al primo il merito della concretezza politica e della fondazione del partito socialista), si sviluppa e trova nel riformismo turatiano (seguito da Prampolini, Treves, Zibordi, ecc.) un nucleo dirigente che per la levatura non ha paragone nelle varie correnti di opposizione che di tempo in tempo affiorano nella storia del partito, anche quando questo ha una direzione non riformista. Si è già notato che nel volume dello Arfé non sono presenti le masse operaie e contadine, ma solo gruppi dirigenti che si assumono una funzione di guida, di chiarificazione ideologica, di rappresentanza; d’altra parte è però anche vero che l’Arfé ha saputo fare opera di demistificazione 100