i delegati italiani; ben pochi sono gli studiosi sovietici che conoscono la storiografia italiana, preferendo essi assumere come termine di paragone la storiografia inglese e francese, spesso genericamente definita <( borghese ». Una seconda impressione che gli storici sovietici oflrono ci è data dal fatto constatabile che certamente la destalinizzazione ha avuto nell’Unione Sovietica un peso di eccezionale valore: la conseguenza evidente è data dal rifiuto progressivo della strumentalizzazione staliniana nel campo degli studi storici, sia per quanto riguarda i temi di ricerca che per l’utilizzazione delle fonti. Va segnalato poi un terzo aspetto; l’organizzazione degli studi storici (disponibilità di mezzi e di tempo, metodo del lavoro collettivo, progetti di largo respiro) mutua i propri criteri dal campo scientifico e precisamente dai canoni sempre più affermatisi nello studio delle scienze matematiche e naturali. E’ difficile per i nostri specializzati esprimere un parere sulla qualità del lavoro compiuto dagli storici sovietici in questi ultimi dieci anni, ma è certo, sin d’ora, che esiste una tale vastità di interessi e di prospettive, che, per ridurci a dire il minimo accertabile, la storiografia sovietica presenta caratteri di integrazione di studi analoghi condotti in occidente. Nei prossimi anni ben difficilmente sarà tollerabile che gli studiosi occidentali possano ignorare i frutti della storiografia sovietica, della quale una significativa anticipazione ci è offerta dalla Storia Universale (a cura della Accademia delle Scienze dell’U.R.S.S.) già uscita con un primo volume tradotto in lingua italiana nelle Edizioni del Calendario. Ma ancora oggi troppa parte della storiografia sovietica rimane difficilmente accessibile e l’inconveniente potrebbe essere superato con un maggior ritmo di traduzione delle opere in una delle più comuni lingue occidentali. Buona parte della discussione fra storici italiani e sovietici si è orientata verso la valutazione della storia del movimento operaio russo e italiano e sui metodi di studio da seguire in questa disciplina. Lo storico comunista italiano Giuliano Procacci pose esplicitamente questa domanda agli storici sovietici : « Non ritenete voi che una delimitazione così stretta tra storia generale e la particolare specializzazione costituita dalla storia del Partito possa finire per nuocere ad ambedue? Alla storia generale che si trova così ad essere depauperata di una provincia così importante, e, anche, alla storia del Partito che si trova così ad essere isolata dal più generale contento, economico, sociale, culturale in cui essa ha pur luogo? ». Una risposta a queste domande non è stata data, anche se non è il caso di condurre scandalo, dato il modo col quale anche in Italia le ricerche vengono inceppate da tante limitazioni e da tanti divieti. Lamentava infatti il Procacci che la storia e le fonti relative alle vicende del partito comunista fossero ancora sotto controllo politico. Da quanto citato appare chiaro che ancora molta storiografia sovietica conserva un accentuato prammatismo di partito, che si riflette necessariamente su buona parte dello studio della storia contemporanea; ma rimane valido il fatto che gli storici sovietici perseguono filoni di ricerca che troppi storici occidentali esplicitamente sottovalutano. La modernità della problematica storica sovietica ci sembra fuori discussione, sia per l’abbandono dell’« eurocentrismo » che per la volontà di fare di ogni conquista negli studi un patrimonio che serva in ogni giorno a tutti gli uomini. Rinaldo Salvadori Gilberto Pinzi ”La TOlOl/fl ARC»„ 1965 Non si vuol fare un vero e proprio discorso critico intorno al modo in cui Finzi è arrivato a questo punto — punto fermo e a mio avviso importante della sua poesia — ma piuttosto si può compiere un rapido sondaggio per momenti, quasi ad in- 104