da Presenza al Ponte, da Poesia e Critica a Belfagor, il mutamento medesimo del lavoro che lo porta a Milano a contatto con un mondo assai diverso da Mantova nel quale la lotta per la sopravvivenza assume toni quasi crudeli : tutti elementi questi insomma che facilitano una sorta di maturazione di qualità, mentre vengono riproposti in discussione: la ricerca di una verità storica, l’accordo tra politica e morale, privato e pubbblico, vita interiore e sociale, esercizio espressivo ed obbligo di conoscenza della poesia. A prezzo anche di non poesia o di poesia difficile. « Sia chiaro che la poesia, come risultato di poesia, secondo il Falqui, non avrà niente a che fare col realismo, ma tuttavia il realismo potrà avere un senso come condizionamento umano del poeta, come capacità del poeta di sentirsi umanamente abile di raccogliere suggestioni, ragioni, di storia, costumi ecc., che diventando poesia, fatto privato, si raffigureranno di interessi non limitati e tanto meno privati. « 11 poeta è un uomo — scrive Quasimodo — che s’aggiunge agli altri uomini nel campo della cultura, ed è importante per il suo contenuto oltre che per la sua voce ». E tutto ciò rappresenta l’inquietudine attuale della giovane poesia. « Se è vero che nei casi migliori la influenza esercitata dagli altri non è che la luce improvvisa capace di illuminare e decidere una nostra latente predisposizione, va pertanto ricondotto sul piano delle scelte, degli atti volontari, l’accettazione dell’altrui insegnamento ». Perchè non ricordare qui l’alternativa durata per anni fra speranze, incertezze e delusioni suscitate e subite nei rapporti coi vari editori, organizzatori di cultura, che di fronte a saggi, traduzioni, proposte di lavoro si chiudevano, dopo le prime cordiali attestazioni di merito, in un crudo silenzio? Se è inutile rifare la storia dei contatti con gli editori e soprattutto dei colloqui con i piccoli padreterni delle varie case che talora fanno il buono e il cattivo tempo, non è inutile rammentare almeno che attraverso i tentativi, le promesse, i sag- gi di traduzione presentati, si ha un progressivo ampiamente degli interessi letterari e culturali del Finzi, un affinamento continuo dettato non dalla sofferenza nel vedere la riuscita di altri autori, ma da questo scavo in profondità, che tendeva a divenire anche un recupero di sentimenti e di illusioni primordiali nella vita dell’uomo (dell’uomo di cultura in questo caso) : col miglior risultato nella confessione epistolare, nella sperimentazione poetica, nello scatto dell’amor proprio deluso : « la solita fortuna! Sembra sempre di essere lì per arrivare a far qualcosa, e poi tutto cade ». « Le cose stanno, il tempo solo procede, e io sto giorno per giorno bestemmiando questo ufficio, la sedia, le scartoffie, l’alto senso aziendale, gli studi del personale, le faccie cretine di queste donne d’ufficio e, dulcis in fundo, l’Ente supremo ». « Ho acquistato sempre più la certezza del mio stile attuale, credo di riuscire a dire quel che voglio (ma restare un poeta mantovano, non, per Dio), e sullo stile della svastica » (aprile 1960). LA SVASTICA A PIAZZA LORETO In croce ai quattro venti, fra un trenino scolorito dalla fumaria, uno sbracciarsi bianconero di vigili nel quotidiano esodo dei provvisori ancora tribola Piazza Loreto duramente la svastica — una notizia anonima per l’avvenire — dipinta da mani fraterne. Di tutta l’Europa non rimane che questo ciarpame di smog tumefatto, il nero dei Monti Carboniferi, i Carpazi, i legami più duraturi, le operazioni più perverse nel derisorio timbro di presenza di questi vili. Come il critico ha da essere polemico, perchè parla prò domo sua in funzione di ciò in cui crede, di ciò che afferma e nega (ecco la sua parzialità), così il poeta — nel sentire drammaticamente la realtà del suo tempo e nel tentare di uscire dalle pastoie del provincialismo — scopre la funzione « politica », ideologica, attiva della poesia secondo una costante di umanesimo con- 106