re racchiuse in una particolare sintesi formale. In realtà il problema dell’artista è sempre quello della comprensione del proprio tempo e del suo intervento in quel processo dialettico fino a far cultura di ciò che di per sè, non è all’inizio che letteratura ». C’è bisogno d’insistere su questi concetti? Li troviamo sia nei saggi, sia soprattutto — divenuti immagine, grumi di fantasia scarnificata dalla ragione — nella sua poesia di questi anni, allorché la presa di posizione, l’azione dello scrittore nel mondo renderanno possibile la battaglia in nome dell’uomo contro il perdersi nel mare della oggettività o il profondarsi nei meandri dell’inconscio. Poesia della presenza dunque (della resistenza e non della memoria); ricerca di un linguaggio personale — in sè e per sè —; lezione dei classici, profondamente realisti, che parlano a chi sa ascoltarli in senso civile; gusto ideologico della poesia che attua il recupero anche formale dell’extra-poetico; vis consolatoria e traducibilità in ogni senso della poesia densa di problemi, (idealmente) presente al proprio tempo storico. E non è tutto! Quando Jozsef è definito «solo europeo tra gli uomini bianchi», quando si cerca di scrivere — senza retorica — con quello che Majakowskij, il poeta della protesta proletaria, chiama il mandato sociale, quando si impara la lezione della internazionalità della poesia, della provocazione brechtiana, e si usa il verso come arma, allora è avvenuto il salto di qualità che permette allo scrittore di esprimere pienamente la propria natura, il proprio mondo, senza timori di calchi e di ricalchi, di imitazioni e di cedimenti. Come dal dialogo con Montale (Una battaglia solitaria; Risposta, aMeStalle di Augia) e dall’aperto dissenso con Pasolini, scaturisce la visione del mondo di Finzi (« L’m-perturbabile proseguire della progettazione del futuro / non basta più »), così da Milano - Gomorra, da Cave canem, da Un limitato impero ecc., scaturisce la ragione della « Nuova Arca », sulla quale sarei quasi disposto a sottoscrivere un giudizio del F. sulla poesia di Fortini : « Di fatto, resta l’impressione di una ’’cosa” fortemente pensata, intensamente prevista, volutamente involuta, cerebrale, arcigna; nuova nelle giunture, moderna nella struttura innervata nella strumentazione fino al limite della incomprensibilità ». RENATO GIUSTI Hannah Arendt VITA ACTIl/fl, 1965 Due questioni vengono indicate come stimolo all’indagine condotta nell’opera : la situazione cui è pervenuta la scienza è sostenuta e ne pare il risultato, da un progetto di emancipazione dalla condizione terrestre e naturale di cui l’A. indica il sintomo nella sua letterale attuazione, indicativo di quel complesso di artificialità con cui la scienza sta rifacendo la natura dell’uomo: « L’uomo del futuro, che gli scienziati pensano di produrre nel giro di un secolo, sembra posseduto da una sorta di ribellione contro l’esistenza umana come gli è stata data,... che desidera scambiare se possibile con qualcosa che lui stesso abbia fatto » pag. 7. Come contro effetto di questo progetto e dei suoi risultati si è avuta una crisi interna alle scienze naturali. « La difficltà sta nel fatto che le « verità » della moderna visione scientifica del mondo, benché dimostrabili in formule matematiche e tecnologiche, non si prestano all’espressione normale del discorso e del pensiero » pag. 8. Quel movimento di crescita e di ampliamento che la scienza ha perseguito ed il cui grado maggiore finora conseguito è l’acquisizione di un punto di vista « nell’universo », nella considerazione dell’universo, ha contemporaneamente condotto ad una situazione di incomprensione della realtà e ad un tipo di inefficienza il pensiero proprio nel procedere della sua massima efficienza, proprio per quell’impotenza del sapere a conoscere propriamente ciò che in 109