cesso dell’universo dell’homo faber a quello dell’animal rationale. Questo è il soggetto dell’azione in senso proprio, come agire e discorrere instau-ratori di uno spazio politico; inteso come unione-distanza, luogo della esplicitazione di quel che ogni soggetto agente essenzialmente è. L’esplicitazione si attua in occasione e sul complesso delle cose mondane che la pluralità delle azioni-discorso concernano, costituendo così il modo intra-personale delle coscienze; l’azione che si inserisce in questa rete totale incontrollabile aggiunge alla incertezza imponderabile del suo stesso essere, quella della incontrollabilità delle conseguenze nella trama delle relazioni. Questa forma di attività che non ha alcun fine all’infuori dell’attuazione di sè, in virtù della propria fragilità è tentata di decadere nell’operare, il che si verifica quando nella sfera politica appare una qualsiasi forma di governo implicante distinzione di governanti e di governati, situazione questa incompatibile con una visione della politica come spazio della rivelazione delle persone nel libero costituirsi di un universo intrapersonale. E’ evidente in tale concezione della politica una assunzione a termine paradigmatico di una visione astratta di una certa idea che di sè ebbe la democrazia ateniese quale è presente al pensiero di Aristotele. Al termine di questa analisi delle forme di attività che l’A. si premura di riconoscere incompleta per l’esclusione di ulteriori sfere dell’agire, la Arendt ritiene di poter proporre una spiegazione di quella situazione contraddittoria rivelatasi all’inizio dell’indagine : essa sarebbe il risultato di un’invasione totalizzante dell’animal laborans il quale inserisce tutto l’essere del mondo e della natura nel ciclo produzione-consumo; divenuta esclusiva, questa forma di attività, toglie la sua essenza umana al laborans e ¡’oggettività mondana significante ai mondo. Quella contraddizione sta in definitiva nella presa di possesso da parte del processo vitale, del tutto dell’agire, rifiutando la sua finalità costruttiva di un mon- do umano stabile e storico negato dal naturale processo della auto ed etero consumazione. Della seconda questione si cerca di venire a capo mediante un’analisi storica del sorgere della scienza moderna da un particolare punto di vista: se questa è approdata ad una situazione in cui è possibile fare quel che i;on è dato comprendere, lo si deve a tutto il processo di questa formazione che ha, secondo l’A., il suo punto di partenza in un «universalizzarsi» della scienza nel momento in cui il suo punto di vista viene collocato fuori della terra in un luogo dell’universo, secondo un generale fenomeno di alienazione dal mondo, esplicantesi in campi differenti. Il punto di vista che da naturale si fa universale, se deve ricevere una situazione definitiva sarà collocato nella soggettività matematizzante inventrice di modelli di formulazione; il che equivale ad una rinuncia definitiva ad una situazione del punto di vista. Resta tuttavia il legame essenziale del soggetto di questa scienza universale al suo luogo terrestre naturale che lo fa capace di evidenza di realtà solo sulla base della sua esperienza sensibile : si è dunque verificato insieme il timore che l’esperienza dei sensi sia infondata e la speranza di un punto di vista non connesso alla terra. E’ stato come se «il peg-gior timore e la più presuntuosa speranza della speculazione umana, l’antico timore che i sensi, i nostri soli organi per la ricezione della realtà, ci ingannino, e il desiderio archimedeo di un punto fuori della terra per sollevare il mondo dai suoi confini, potessero avverarsi solo congiuntamente », pag. 279. Questa scienza che rende possibile un fare ampliato sull’esperienza sopraggiunge nel momento in cui l’esperienza deve restare incompresa come realtà, risolvendosi sempre più il sapere scientifico ad un rapporto della coscienza con se stessa. La perdita di portata reale della scienza unita alla sua universale efficienza ha contribuito ad una nuova relazione tra vita contemplativa e vita attiva la quale si approfondiva in una connaturalità del tare per 111