oltre a risvegliare improvvisi interessi e a dare il via al ricambio tra i quadri artistici, ebbe anche il demerito di bloccare, congelando ogni altro interesse, le ricerche delle nuove generazioni. Pareva (del resto è così che accade, se è vero che l’arte riflette le idee dell’epoca) che come era definita la situazione politica, allo stesso modo la definizione delle tendenze artistiche non conoscesse che posizioni di estremismo. Apparentemente le idee erano, in tal modo, di una chiarezza inequivocabile : s’era da una parte o dall’altra, non c’era posto per le posizioni intermedie o, comunque, per altre posizioni. Già da qualche tempo i critici avevano iniziato una stretta collaborazione con gli artisti ed anche in ciò, oltre alle innumerevoli ragioni per ritenere utile la loro azione, bisogna puntualizzare d’altronde come la partecipazione diretta alle diatribe artistiche finiva per sna-tuare quella mediazione tra arte e pubblico che sino ad allora era stato compito precipuo della critica. Calati nella lotta, essi non avevano tempo o non potevano far attenzione ai « casi isolati » ed alle altre possibili alternative. Non è il caso di fare una requisitoria contro la critica che operò dopo il 1945, nella quale hanno militato alcuni tra i più validi studiosi dell’arte contemporanea. Non si possono tacere però le ragioni vere dell’ostracismo all’arte fantastica in genere e al Surrealismo in particolare, che solo oggi comincia ad essere ammesso — non senza riserve — nel consesso delle voci dell’arte italiana. E’ da rilevare anche che molti di questi critici avevano militato (facendo una resistenza dall’interno è vero, ma pur sempre compromessi) come esponenti della cultura del regime. La loro azione — è inutile rilevarlo — diede respiro ai giovani che non volevano sottostare all’arte declamatoria dell’epoca, ma non poterono accettare e ammettere — sia pur dando prova di molto liberalismo, come nei famosi premi Bergamo — la violenza polemica e libertaria dei surrealisti che, tra l’altro, avevano cercato contatti col Partito Comunista Francese. Alcuni, anzi usarono del Surrealismo come capro espiatorio per contrabbandare idee progressiste attraverso la negazione dell’arte fantastica : per cui l’opera di un precursore notevolissimo come Alberto Martini, quella di un pittore straordinario come Savinio e quella più valida di De Chirico furono poste in una specie di lazzaretto della cultura nel quale stavano i «fuori legge ». Benché in Italia si sia coniato il termine — tutto nuovo, veramente — di «pittura metafisica» per Giorgio De Chirico, ogni storico avvertito conosce l’origine precisa delle prime opere del maestro che militava nel gruppo surrealista tanto da vicino che Max Ernst