nio, i critici comunisti ebbero anch’essi difficoltà notevoli che gli impedirono di accogliere certe istanze libertarie ormai più vicine alla anarchia che a qualsiasi altra ideologia. Tra l’altro, nel frattempo, i surrealisti avevano decisamente rifiutato le direttive del partito ed avevano troncato ogni rapporto con la sfera politica non senza dichiarare la loro avversione al regime zdanoviano e dando un volto a questa loro avversione con l’ospitare il fuggiasco Trotzky. I critici di sinistra preferirono seguire allora il mito insulso del realismo populista. Gli altri erano compromessi, come sappiamo, col regime appena caduto ed avevano espresso più volte la loro ostilità al Surrealismo : a breve scadenza dalle loro affermazioni, non potevano, ovviamente, rinnegare le violente requisitorie tenute solo qualche anno prima. I critici più giovani non ebbero, obbiettivamente, che scarse possibilità di conoscere il Surrealismo a causa dell’ostracismo che coloro che possedevano la facoltà di allestire le grandi mostre, che praticavano l’editoria e la stampa quotidiana, operavano in forma indiscriminata verso ogni forma di pittura fantastica. Questi motivi rendevano difficile un ricupero del Surrealismo e del fantastico. Solo i meno pigri, tra i giovanissimi, giovandosi anche della facilità con la quale le idee circolano e si consumano oggidì, poterono operare un ricongiungimento e possono ora guardare al Surrealismo e all’arte fantastica senza prevenzioni, considerando anche questa ipotesi di ricerca nel consesso delle possibili esperienze. Cionondimeno il pittore fantastico è ancora oggi guardato con sospetto e si accampano strane riserve tirando in ballo la letteratura e la psicanalisi come se una metodologia psicanalitica non fosse che uno dei vari metodi di lettura applicabile a qualunque tipo di espressione artistica, mentre dai più è tuttora considerato metodo limitativo per costituire una specie di lazzaretto critico dove la pittura « strana » dovrebbe scontare una ulteriore quarantena. Ho voluto accennare alla responsabilità di tutta una classe critica. Sarebbe ingiusto, però, non segnalare le eccezioni : Cariuccio, Vaisecchi, De Micheli e Carrieri, vanno indicati tra queste. Le osservazioni di Michel David nel suo splendido saggio ( La psicanalisi nella cultura italiana, Ed. Boringhieri), da molti duramente accusate, sono ben motivate, a questo proposito. Ma questa situazione è tipicamente italiana, oppure anche all'estero ci sono state o sussistono prevenzioni simili nei confronti dell’arte fantastica ? Si sa che a Parigi si ritenta sul piano del mercato un massiccio rilancio particolarmente imperniato su alcuni personaggi come Magritte ed Ernst, ma in generale (per quanto la fortuna del Sur-