realismo in Europa non permetta paragoni con quanto è accaduto in Italia), bisogna dire che questa fortuna non è stata mai paragonabile a quella goduta negli Stati Uniti e nell’America Latina dove il Surrealismo è stato veramente un fenomeno popolare. Se poi estendiamo il discorso alla pittura fantastica in genere, bisogna riconoscere che grandi maestri quali Boeklin, Redon e Moreau ancor oggi sono ben lontani dall’essere considerati nella giusta prospettiva. Lo stesso Ensor viene considerato con circospezione, e non parliamo di quanti di questi straordinari artefici rimasero pressoché sconosciuti. Sarebbe una lunga lista. In Italia le cose sono andate peggio, sicuramente, e i nostri fantastici e surrealisti sono emigrati sentendosi rigettati ai margini della vita artistica, altri hanno rinunciato alla notorietà. Attualmente la situazione non è sostanzialmente differente ma, infine, diversa, anche se siamo ben lontani dalPammettere che buona parte delle ricerche dell’avanguardia passano per la grande porta dell'arte fantastica. La nostra critica continua ad ignorare uno dei periodi più significativi dell’opera di Picasso perchè surrealista, è vero, ma qualche tentativo di inquadrare tutto il problema dell’arte fantastica è in atto. Eugenio Battisti col suo capitale studio sulPAntirinascimen-to ha gettato solide basi per l’individuazione di una tradizione storica nazionale che sino ad oggi è stata rinnegata o ignorata. Non che si vogliano attribuire alla critica sola le manchevolezze sin qui lamentate. In effetti, gli artisti hanno responsabilità piuttosto precise. Pur avvalendosi della forma e della sostanza di una poetica che aveva per bandiera l’anticonformismo e l’intransigenza, oltre ad una sostanziale anarchia, in Italia molti artisti che si sono creati una fama ragguardevole hanno accettato l’equivoco supinamente. Pittori dichiaratamente surrealisti (Peverelli, Bergolli, Dova e Roberto Crip-pa) che ebbero contemporaneamente un periodo surreale durato diversi anni per Crippa e dura tutt’oggi per Dova, Peverelli e Bergolli, accettarono il favore (meritatissimo, beninteso) della critica militante senza che una sola volta la loro opera fosse inquadrata nella prospettiva dell’arte fantastica ed ancor oggi, che il Surrealismo rientra nella vasta operazione di « ricupero » che la giovane pittura va compiendo, (esempio probante — non solo la dimensione fantastica del lavoro di moltissimi artisti — e ormai divulgato ampiamente, e quindi risaputo, la grande tela del « Federico II » di Vacchi), molti critici scrivono ampi saggi, presentazioni, studi monografici, senza citare le fonti alle quali l’artista o gli artisti in esame si rifanno evidentemente. Ancora una volta è legittimo il sospetto dell’incompetenza che sareb-