be avvalorato da vari casi qual’ora si volessero citare, o della malafede : e per ragioni non sostanzialmente differenti da quelle esaminate all’inizio di questo articolo. L’equivoco non potò sussistere, comunque, per artisti la cui aderenza formale al Surrealismo «storico» era di tale evidenza da non permettere tergiversazioni ed abili manovre distraenti. Alcuni di questi pittori si sono dunque imposti nella vita artistica e sul mercato europeo senza essere in pratica riconosciuti in Italia. E’ questo il caso di Leonor Fini, Stanislao Lepri, Enrico D'Assia, Peverelli, Italo Cremona. La fama europea della Fini e di Peverelli, in particolare, è la miglior garanzia del loro valore. E’ una sorte che hanno seguito anche alcuni giovanissimi come Diasi e Fergola. Persino Cremonini, sospettato di connivenza col fantastico, ha dovuto scontare una lunga quarantena. Ho accennato dianzi all’interesse massiccio della giovane pittura in favore del Surrealismo e del fantastico. Pare questo l’ultimo lido al quale è approdata la « neofigurazione » che stenta molto a trovare una forma definitiva ed a crearsi un volto preciso. L’arte italiana è ormai schierata su posizioni ben definite : il riproporsi di un certo astrattismo concreto e geometrico, con le varie implicanze Op, il tentativo di rivalutare pochi aspetti deUTnformel (con intrusioni Dada e Pop non mollo precise) e il fantastico. Gli attuali critici militanti cominciano infatti ad esaminare il fenomeno e dovranno approfondirne il senso poiché vi si imbatteranno sempre più spesso, ormai. Ciascun artista ricupera il Surrealismo a suo modo ed offre del fantastico nozioni del tutto soggettive, apparentando questo filone principale al Liberty, allTnformale, e così via. Una pittura di contestazione, di protesta, una pittura che rifiuti l'integrazione e la pianificazione e che da tempo ha esaurito ogni possibilità di sviluppo in direzione realista ed espressionista non può che guardare al fantastico e soprattutto alla sua possibilità allegorica, al ricupero del simbolo come a settori del tutto disponibili ancora per molteplici operazioni culturali di tipo contestativo. La ricerca da svolgere in questa direzione, è ovvio, potrà giovarsi ampiamente di quanto è stato proposto dai surrealisti (un patrimonio praticamente inesauribile) ma è evidente che alcune istanze come l’automatismo puro e l’irrazionale sono state oramai sondate in profondità e prive ormai di agganci interessanti per le esigenze odierne. Qualora tali idee fossero mantenute all’interno di una poetica fantastica si potrebbe facilmente dimostrare come l’informale (nelle sue espressioni Tachisme ed action-painting in particolare) ieri, e molta parte dell’arte ludica