realismo » e ciò senza intenzione. Questa non vuol essere una difesa surrealista ma è un fatto che il ricupero che i giovani artisti vanno compiendo trae i suoi motivi dall’opera di alcuni maestri del Surrealismo. Il diagramma è presto fatto. Le componenti più evidenti sono quelle di Dall, Ernst, Magritte, ai quali si aggiungono — come esperienza recentissima — fondendosi col particolare metro espressivo dell’artista, quelle di Bacon e Sutherland che a loro volta, evidentemente, mediano dal Surrealismo. Su qualcuno ha inciso anche la conoscenza sporadica dello spagnolo Jardiel e delPaustriaco Stenvert, che appartengono ad una più recente generazione e che trascinano l’uno le cadenze espressionistiche e l’altro la temperie della Neue-Sha-clickeit. Matta, visto a Bologna, ha fatto scuola. E’ chiaro, però che il ricupero non avviene esclusivamente sotto il profilo del Surrealismo e che la favola, l’onirico, il fantastico, il bizzarro, l’insolito il sogno, l’erotico, il pazzesco, il macabro, l’inconscio sono tutte componenti che convivono, qualche volta l’una più estremizzata e dunque più evidenziata dell’altra, nell’opera di questi giovani artisti. Giudicarla tenendo conto di una metodologia che includa il procedimento psicanalitico è quindi necessario. La vecchia critica non è assolutamente in grado di approfondire l’esame di questi artisti se non rinunciando alle metodologie di ispirazione crociana o, peggio, gentiliana. Perchè (e questa è la fase più importante della ricerca di questi artisti) è chiara in essi una volontà di contestazione che a volte tocca punte di rara violenza e proprietà. E’ quindi da sottolineare come il fantastico, così come lo abbiamo genericamente inteso in questa esposizione, ha il suo sfocio ideale nell’impegno ideologico. Il concetto non è nuovo, del resto. In una società che predicava più i terrori dell’inferno che le gioie del paradiso furono i truculenti quadri di Bosch a dare la vera immagine spirituale dell’epoca e non già le statiche madonne senza sentimenti dei suoi contemporanei. Nella nostra società tecnocratica, monopolistica, industriale, massificata, alienata, che vagheggia il robot non sarà la pittura romantica, disordinata, non integrata coi processi di produzione merceologica a fornire il volto vero, la reale situazione umana dell’individuo stritolato dalla macchina, annullato dal processo produzione-consumo, distratto dalla pubblicità, alienato dalla televisione ? Non saranno essi a fornirci l’immagine di quest’uomo allocchito, insensibile, violento e condizionato, che nella sua carne vede l’unico ostacolo alle più incredibili e vagheggiate conquiste della meccanica ? Non saranno, comunque quegli artisti che hanno deciso di ab-