me Luigi Cariuccio ha avuto un peso determinante. Non è da sottovalutare, comunque, la felice posizione geografica della città che risente indubbiamente del clima francese. Soprattutto in questo caso è possibile appurare se sia giustificato o meno attribuire alla critica la sua parte di responsabilità nelle cattive sorti del fantastico nel dibattito culturale italiano. (Un altro esempio probante, quello del persistere dei tentativi informali nella Bologna di Arcangeli malgrado quella poetica sia ormai vista nella prospettiva storica dalla cultura di tutto il mondo). Questa è anche una riprova della mancanza di vera convinzione dei nostri artisti e, alla fine, del provincialismo della nostra pittura, sempre pronta a balzare in sella a quello che sembra il cavallo vincente ed a scenderne ancora prima che esso termini la corsa, a rinnegare il credo di ieri, a giurare sul credo di oggi. Il successo è quello che conta. Tutto il resto non ha importanza. I critici formano le ideologie ed i pittori le mettono in pratica, senza avvertire l’avvilimento di simile aberrante procedere. Oltre alla rappresentanza di alcuni artisti non ancora valutati giustamente benché affermati, i pittori rappresentati in questa mostra sono dei giovani, dei giovanissimi. Non si può certo accusarli di aver rincorso il successo, date le premesse. Ho voluto, nel sceglierli, tentare anche un scorso di generazione. Infatti è in questi ultimi 5 anni che si è avuto un ritorno prepotente del fantastico nelle sue varie declinazioni. La valutazione, per gli ultimi adepti, è diversa. Essi sono « nati» nel clima più favorevole. Dopo tante acrobazie e tanto disordine soggettivistico (nel cui prodotto era arduo distinguere l’opera nata da una ricerca autentica e conseguente dall’improvviso « raptus » del dilettante più ignobile) s’è fatto imperioso il desiderio di tornare al «mestiere ». Questo desiderio dei giovani di rifarsi di nuovo a una « pittura dipinta » ha anche radici ideologiche che più avanti tenterò di esaminare sia pure di sfuggita. Intanto ha portato ad un primo risultato di selezione. Questi artisti che per scelta ricorrono alla tradizione del mestiere ed ai principi qualitativi della pittura e della scultura non possono certo mimetizzare le loro manchevolezze, incertezze, mancanze sintattiche di tipo strumentale. In questo senso potrebbe persino avanzarsi l’ipotesi che per loro l’incontro col pubblico sia di nuovo possibile perchè essi non si sottraggono ad una verifica ai bassi livelli della più spicciola valutazione formalistica. Naturalmente c’è chi li accusa di essere dei passatisti, dei superati, dei falsi avanguardisti, di essere in ritardo, ecc. D’altra parte c’è chi li accusa di essere i pittori di moda. Io credo che la risposta migliore la diano le opere stesse ma