credo anche che difficilmente possano essere seriamente accusati dagli « op » e dai « ghestaltici » di antimodernismo. Se cambiamo ottica, verifichiamo che a voler tentare ancora riforme di struttura e di forma sul piano della pittura e della scultura sono proprio gli «op» e i «ghestaltici», mentre questi giovani hanno finalmente compreso che non si tratta di tentare delle riforme formali bensì ideologiche e, alla fine, sono proprio essi che credono meno alla « pittura » in quanto sanno benissimo di usare uno strumento che ha una definizione di applicazione ormai precisa e codificata con precisi limiti ed è dunque fruibile ed usabile in quei limiti in modo preciso e determinato. E’ il desiderio di contestazione che produce il rifiuto dello sperimentalismo. Non ci si perde in bizantinismi formali quando si intende intervenire prontamente sulla realtà e si vuole operare con gli strumenti della pittura e della scultura. Questo vale anche per il presente testo che potrebbe essere accusato di una povertà ideologica invero macroscopica e me ne rendo perfettamente conto. Si può obbiettare che esistono altri strumenti altre possibilità al di là della pittura e della scultura. Ne sono convinto, ma non si tratta nè di pittura nè di scultura, ed il. discorso va allora spostato in altri campi. Non è la mia quindi una negazione della tecnologia, tanto è vero che questa non è una mostra di surrealisti tout-court. Invece quasi tutti gli artisti rappresentati appaiono interessati e stimolati dai linguaggi della comunicazione di massa e del prodotto tecnologico : ma questi sono assorbiti e decontestualizzati, isolati e demistificati, messi sotto inchiesta e condannati così come si applicano: non nei loro principi. Del resto queste mie idee sono state espresse a livello di dibattito (vedi cat. della Galleria Dé Foscherari n. 58/1967 ed ARTIVISIVE n. 2 - La Spezia, 1967) cui rimando il lettore interessato e non è qui il caso che ripeta i concetti espressi in quelle occasioni. Per esemplificare con una boutade potrei dire che dei cannoni se ne può fare doppio uso. Allora, i cannoni sono utili quando servono a liberare un popolo dal giogo della tirannia o per una rivoluzione democratica, sono dannosi invece quando servono a rendere schiavi e ad instaurare una dittatura, ad annientare gli aneliti di libertà. Ecco perchè un soggetto qualunque, ad esempio, una delle forze maggiori della comunicazione di massa contemporanea, la televisione, non va negata in sè ma deve essere criticato l’uso che ne viene fatto che la qualifica tra gli ordigni più pericolosi di cui si serve la persuasione occulta, vuoi in campo politico che in qualsiasi altro campo. Dunque, questa generazione di pittori ha potuto scegliere facilmente da che parte stare. Mostre come quella di